MISTERI DEI MINISTERI:
GLI APPUNTAMENTI SALTATI
A fianco del portone di uno stabile situato al numero 34 di via
Barezza a Carrara c’è una targhetta d’ottone, sopra altre intestate
a studi di avvocati, su cui si legge distintamente:
ARCHIVIO NAZIONALE
DEGLI APPUNTAMENTI SALTATI
Ministero degli Affari pubblici e privati
L’archivio è uno stanzone senza finestre che ha un’aria un po’
cupa, illuminato da due tubi al neon che irradiano una luce fioca, imbarazzante.
Entrando, subito a destra, c’è una cabina chiusa da una vetrata
dove alloggia l’addetto al ricevimento degli «Appuntamenti saltati»,
un uomo ancora giovane completamente calvo con la testa che gli finisce
a punta, delle venuzze da gran bevitore sul naso e gli occhi sconsolati
dentro i quali cerca di tenere a freno uno sguardo cattivo, da aguzzino.
L’uomo, che è lì per smistare il materiale consegnatogli,
svolge il suo lavoro senza proferire parola (qualcuno pensa sia muto);
si limita a prendere il modulo della denuncia e a controllare che sia stato
compilato correttamente, in tutti gli spazi predisposti.
Se la denuncia è in ordine, viene collocata momentaneamente
dentro una cassettina di plastica che sta sul bordo della scrivania dell’addetto
al ricevimento e una regolare quietanza con il timbro dell’Ufficio competente
del Ministero degli Affari pubblici e privati viene rilasciata in duplice
copia al depositante.
In base al decreto legislativo numero 632 del 12 settembre 1985 sul
Riordino
degli Atti non eseguiti, occultati a vario titolo o lasciati in sospeso,
gli «Appuntamenti saltati» sono suddivisi in varie categorie
e sottocategorie, a seconda che l’appuntamento di cui si vuole certificare
la cancellazione sia di tipo: affettivo; medico-sanitario; amichevole (stabilito
per andare al cinema, a teatro, a una mostra, ecc.); di lavoro; familiare
(in occasione di matrimoni, ricorrenze, compleanni di parenti, ecc.); scolastico
(in relazione a gite, collegi, assemblee, ecc.); vacanziero (a fronte di
partenze per week-end, ferie natalizie, pasquali o estive); di servizio
(quando investe la consegna di materiale smarrito, lettere da recapitare
solo alla persona interessata, ecc.); burocratico (convocazioni in uffici
di enti pubblici o privati); interlocutorio (disposto per semplice conoscenza).
Ogni anno, verso la metà circa di gennaio, viene pubblicato
un bollettino degli «Appuntamenti saltati» a cura del Ministero
degli Affari pubblici e privati. Nel bollettino sono riportati gli appuntamenti
elusi nel corso dell’anno precedente, sulla base della loro tipologia e
dei luoghi deputati agli appuntamenti stessi che sono in prevalenza caffetterie,
angoli di strada, piazze, caselli autostradali, edicole, lampioni, giardinetti
pubblici, monumenti storici e lapidi, parcheggi, centri commerciali, mercatini
rionali, ponti, spiagge, discoteche, ecc.
A ogni voce registrata corrisponde una breve esposizione (di norma
non più di 721 caratteri) del motivo che ha provocato l’annullamento
dell’incontro. Fra i motivi più diffusi ci sono da un lato quelli
ascrivibili a un difetto di memoria (non a caso la frase più
scontata che ricorre nelle denunce è: «Accidenti, mi è
proprio passato di mente»), dall’altro quelli imputabili a una
semplice distrazione, elemento fatale che porta un soggetto a scambiare
erroneamente un giorno, un orario o un luogo per un altro, con la conseguente
inevitabile disattesa dell’appuntamento programmato.
Un altro aspetto interessante che emerge dalla lettura del bollettino
concerne l’arte d’inventarsi una scusa per far «saltare» un
appuntamento trasformatosi nel frattempo, cioè da quando è
stato fissato, in un intralcio. Le giustificazioni sono molteplici: si
va da quelle più banali (il classico mal di testa; un finto incidente;
la soppressione non vera di un treno o di un pullman; l’improvvisa malattia
di un parente; ecc.) a quelle più elaborate e audaci, come testimonia
il caso della giustificazione contenuta nella denuncia n. 4.567, tipico
esempio di un campionario di scuse a dir poco stravaganti, apparsa sul
bollettino degli «Appuntamenti saltati» dell’anno 1997.
La giustificazione addotta da F.L. (per ovvie ragioni qui preferiamo
mantenere l’anonimato) nella denuncia sopracitata, la n. 4.567, era la
seguente:
«Ho telefonato alla mia cara Gisa per comunicarle che mi sarebbe
stato impossibile raggiungerla a causa di un’imprevista eclisse totale
di sole, visibile solo dalle mie parti, sbadatamente da me osservata senza
usare gli opportuni vetrini affumicati, così che per un certo periodo
- ho detto a Gisa - sarei stato in tutto e per tutto nella medesima condizione
in cui si trova un cieco; le ho fatto presente inoltre che, pur avendo
richiesto un cane da guida alla più vicina Associazione per non
vedenti, mi è stato risposto che la procedura richiede di solito
due, tre mesi d’attesa, sempre che la domanda vada a buon fine, ma la cosa
non è affatto sicura, e che perciò alla fine i miei sforzi
di aderire all’appuntamento fissato di comune accordo qualche settimana
prima sarebbero risultati certamente inutili».
il Caffè illustrato, 52/53, gennaio/aprile 2010, p. 6.
.
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