Paolo Albani
COME LE BAMBOLE








L’altro giorno, seduti a un tavolino del caffè Paszkowski nel centro storico di Firenze, io e il mio amico Vittorio Parenti, grafico pubblicitario, stavamo chiacchierando, come ci capita spesso, di calcio. Lui, di origine pugliese, è da sempre un interista sfegatato, io invece, sebbene negli ultimi tempi mi sia un po’ disamorato del calcio, continuo a fare il tifo per la Fiorentina.
A un certo punto, cambiando d’improvviso argomento, Vittorio mi dice che ci sono delle donne,  poche per la verità secondo lui, che non hanno la fica. Ha detto proprio così: che non hanno la fica, che in quel preciso punto del corpo, a un palmo circa dall’ombelico, in mezzo alle gambe, hanno solo una rientranza, una convessità carnosa ricoperta di pelle liscia, glabra, e nient’altro.
- Come le bambole? - gli dico io, sorridendo.
- Sì, esatto, proprio come le bambole - mi risponde lui, senza fare una piega, serissimo. - O se preferisci come i manichini di donna che si vedono senza gli abiti addosso dentro le vetrine dei negozi d’abbigliamento.
- Vuoi dire che non hanno la fica nel senso che se la tengono stretta, che non la danno a nessuno, che fanno le preziose? È questo che vuoi dire?
- No - risponde lui, sempre serio - voglio dire semplicemente che non hanno la fica, e basta, che non hanno fisicamente l’organo di riproduzione, i genitali come tutte le altre donne.
- E come farebbero queste donne senza la fica, queste creature speciali a espletare le loro funzioni biologiche? - ribatto io, fingendo di stare al gioco di Vittorio.
Vittorio si accende una sigaretta, quindi si porta lentamente alle labbra un bicchiere pieno di succo di mirtillo e di cubetti di ghiaccio, e, dopo aver dato una breve sorsata, mi risponde:
- Fanno tutto da un unico orifizio.
- Ma allora, lo vedi, che un orifizio c’è?
- Sì - dice lui - ma non è la fica.
- Ma come non è la fica? E allora che cos’è?
- Un’apertura minuscola, un forellino. Niente a che vedere con quella fessura verticale che…
- Ma dove hai letto queste stronzate? - lo interrompo.
- Da nessuna parte - mi fa lui. - Lo so per esperienza personale.
- Che significa? - dico io. - Hai forse conosciuto una donna senza la fica?
A questo punto non ho più voglia di cazzeggiare ulteriormente, di assecondare Vittorio nel suo stupido gioco, perché, suppongo, sia questa la verità: che si tratti di un gioco, un po' cretino e maschilista, ma pur sempre di un gioco, di una burla. È molto probabile che lui si stia burlando di me, lo fa spesso, assumendo l'aria di quello che parla sul serio. Siamo entrambi due mattacchioni, due tipi a cui piace scherzare. O forse la sua, mettiamola così, è solo una metafora, un giro velato di parole per farmi capire qualcosa che al momento mi sfugge, un qualcosa di psicologico che riguarda il mondo femminile o più in generale il rapporto uomo-donna o cose simili, complicate, di quelle faccende che piacciono tanto agli strizzacervelli, per quanto, se devo dire la verità, il metaforico non è proprio il linguaggio più congeniale al modo di esprimersi di Vittorio. D’altronde mi rifiuto di credere che lui sia convinto davvero di quello che sta dicendo, e cioè che esistono al mondo delle donne che non hanno la fica. È un’affermazione ridicola, che mette quasi in imbarazzo. Resta il fatto che sono sorpreso, è la prima volta che gli sento fare dei discorsi del genere, voglio dire dei discorsi così assurdi, campati in aria.
Se esistessero delle donne senza la fica, provo a spiegargli con estrema calma, l’avrei di certo saputo, è un fenomeno che non passerebbe inosservato, la notizia prima o poi sarebbe apparsa su tutti i giornali, l’avrebbero strombazzata anche alla radio e in televisione, non credi? gli dico mostrandogli un sorrisetto antipatico che significa "Hai capito, brutto imbecille?".
- Ne ho conosciute più di una di donne senza la fica - insiste Vittorio.
- Non ce l’avevano perché non sono venute a letto con te - gli rispondo io sarcasticamente.
- Quando sono venute a letto con me - mi dice lui - ho scoperto che non avevano la fica, erano lisce in mezzo alle gambe, come le bambole, e sono rimasto di stucco. Una delusione.
    Vittorio fa una pausa. Si bagna le labbra con un altro po’ di succo di mirtillo, poi aggiunge:
    - Il prossimo anno, vuoi scommetterci?, lo scudetto lo vinciamo noi dell’Inter.




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