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L'INCHIESTA
L’agenzia Demostar di Milano ha reso noti i risultati di un’indagine
su campione che ha coinvolto 5.426 individui di entrambi i sessi, con un’età
compresa fra i 22 e i 55 anni, di varia estrazione sociale, livello scolastico
e zona geografica.
Il questionario sottoposto ai soggetti del campione era costruito su
un’unica domanda aperta, formulata in questi termini:
Quali comportamenti strani, curiosi, bizzarri siete soliti effettuare
in privato, magari davanti allo specchio del bagno mentre vi lavate i denti
o in cucina quando state preparando la cena o durante una pausa di lavoro
al computer, azioni che mai vi verrebbe in mente di compiere in pubblico,
nemmeno in presenza dei vostri cari o degli amici più intimi?
Le risposte raccolte dall’agenzia Demostar sono interessanti perché
fotografano da un angolo visuale inconsueto una dimensione psicologica
del singolo che si esterna in condizioni di assoluta intimità e
riservatezza, vale a dire in uno stato psico-fisico ove più smorzati
si presentano i freni inibitori e le autocensure di carattere socio-culturale.
Dall’indagine svolta dalla Demostar emerge un primo dato significativo:
i gesti più diffusi, e se vogliamo anche i più scontati e
prevedibili, messi in atto nel privato, cioè al riparo da occhi
indiscreti, riguardano in primo luogo la «sfera corporale»
e sono suddivisibili in:
a) comportamenti corporali in senso stretto (35% del campione):
a1) bassi: espettorazioni; fuoriuscita rumorosa di gas intestinali;
investigazioni prolungate delle parti intime; pulizia manuale di entrambe
le cavità del naso e dei padiglioni auricolari con relativa minuziosa
osservazione del materiale organico (muco e cerume) estratto;
a2) ginnici: strofinamento della schiena sullo stipite di una
porta o sullo spigolo di un muro; lucidatura di una scarpa sul pantalone
dell’altra gamba; frequente è anche la pratica di appoggiare una
mano nell’incavo dell’altro braccio piegato, così da riprodurre
il classico «gesto dell’ombrello»;
b) comportamenti espressivi (27,5% del campione):
b1) facciali: occhi torti o alla cinese; gonfiamento delle gote
accompagnato da sguardo ebete; espressioni di odio rivolte alla propria
immagine riflessa nello specchio apostrofandosi: «Idiota! Fallito!»
(classe degli autodistruttivi, 8,9% del sottocampione); viceversa lancio
di bacini verso se stesso esclamando: «Bello! Sei bello!» (classe
dei narcisisti, 18,1% del sottocampione);
b2) circoscritti alla bocca: linguacce alla Einstein; smorfie
di vario genere quale dilatazione estrema della bocca con gli indici delle
mani; sbadigli colossali con arruffamento dei capelli per assumere l’aria
da scienziato pazzo;
c) comportamenti vocali (14,6% del campione):
c1) propriamente sonori: imitazioni di versi di animali, in
particolare di galline (si sprecano i «coccodè» e i
«chicchirichì» nelle risposte del questionario) e di
scimmie con relativa grattata in testa; altre onomatopee (tipo «pereperepepè»;
«trallalero trallalà»); parole in libertà alla
maniera futurista; urla improvvise spaventose;
c2) ludico-infantili: filastrocche prive di senso (sulla falsa
riga del celebre: «Ambarabà ciccì coccò, tre
civette del comò», analizzato da Umberto Eco); scioglilingua;
cantilene.
Il 13,8% del campione dichiara di lasciarsi andare spesso a balli scomposti
sotto l’effetto di musiche frenetiche tipo twist, rock and roll, boogie-woogie,
samba, ecc., ascoltate a volume altissimo, balli eseguiti con figure e
passi coreografici completamente improvvisati e pericolosi, fonte spesso
di cadute maldestre, come quando lo scatenamento danzante si verifica all’interno
di un box doccia.
Un meccanico di 24 anni, abitante in provincia di Belluno, scrive che
quand’è contento perché magari ha ricevuto una telefonata
dalla sua ragazza o vinto dei soldi al totocalcio, per manifestare la sua
contentezza si mette a ballare intorno al tavolo di cucina alla maniera
degli indiani d’America quando invocano la pioggia e lo fa come nei film
western, saltellando piegato in due, le braccia che vanno avanti e indietro
e ritmando il canto propiziatorio dei pellerossa: «Eia eia eia eia!
Eia eia eia eia ah!»
C’è poi un 7,2% del campione che afferma di non saper resistere,
quando si trova da solo, alla melodia di un ritornello che gli è
entrato nella testa e lo perseguita ossessivamente, e di mettersi a canticchiarlo
per ore e ore e di continuare a farlo, visto che tanto non può infastidire
nessuno, fino alla nausea, in modo martellante.
In una delle risposte al questionario della Demostar una signora di
Lucca scrive che una volta, per tutto il tempo in cui ha rimesso a posto
le piante di una serra, da sola in campagna, ha cantato per 5 ore e 39
minuti di fila, senza interrompersi mai e riprendere fiato, il ritornello:
«Vamos a la playa / oh, oh, oh, oh, oh / vamos a la playa / oh, oh,
oh, oh, oh».
Una piccola percentuale di quel 7,2% del campione confessa poi che
a volte gli succede di ripetere come un automa, mentre è impegnato
in occupazioni domestiche, slogan pubblicitari o frasi sconnesse, incomprensibili.
In quest’ultimo caso si tratta quasi sempre di parole storpiate di canzoni
straniere, per lo più inglesi, o di brani sbagliati - «Amami,
Alvaro, quant’io ti bramo… Addio.», «Va, sentiero, sull’Alpi
dorate…» - di libretti di opere liriche.
Di un certo interesse sul piano psicologico sono infine alcuni casi
singoli, dei veri e propri «unicum» comportamentali riconducibili
a persone le cui azioni in privato non trovano riscontro in nessun altro
soggetto del campione Demostar.
Un esempio per tutti. Un giudice napoletano di 64 anni scrive che lui,
prima di uscire di casa, ha l’abitudine di sputarsi sulle unghie delle
mani, sempre che la moglie e i figli non siano presenti. Dopo di che si
struscia velocemente le estremità delle dita e ci soffia sopra.
Compiere questo piccolo gesto di riguardo verso la propria persona, scrive
ancora il giudice napoletano, lo predispone - per quanto non sappia bene
perché - ad affrontare meglio la giornata.
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