Paolo Albani
LA PIAGA
Gli uomini son nauseosi di suo,
per esempio puzzano come le cimici.
Tommaso Landolfi
C'era un tale a
Pontremoli, un impiegato di banca, uno scapolone
sui cinquant'anni, sempre agghindato all'ultima moda, che, quando
camminava
in strada, tirava il petto in fuori, e si guardava intorno ammiccante,
convinto di essere un bel uomo, non perdendo mai l'occasione di girarsi
indietro a occhieggiare, sfrontato, le gambe e il fondoschiena delle
ragazzine,
e anche delle donne mature, purché di bell'aspetto, formose, e
preferibilmente
vestite di nero.
In giro si diceva che quel tale avesse la puzza sotto il naso,
ma non, come si potrebbe pensare, in senso metaforico, cioè che
si desse delle arie di superiorità o che fosse esigente,
schizzinoso,
di gusti difficili. No, aveva proprio la puzza sotto il naso nel senso
che sotto il naso, sotto la punta del naso, in quella scanalatura che
sta
in mezzo al labbro superiore della bocca, gli era spuntata una
macchiolina
rossa, una specie di pustola, una piaga non dolorosa, ma esteticamente
brutta, che emanava cattivo odore.
All'inizio, per nascondere la piaga, ci mise su un cerotto, ma
fu peggio. La pelle non traspirando si ulcerò ancora di
più
e il cattivo odore, invece di attenuarsi, aumentò
maledettamente.
In seguito provò con altri espedienti: creme, pomate
medicamentose,
polveri esotiche che sulla confezione promettevano miracoli, ciprie,
intrugli
di erbe rarissime, balsami, unguenti speciali e preparati di ogni
genere,
uno anche a base di sterco di capra secondo una prescrizione
omeopatica.
Ma la puzza sotto il naso resisteva, implacabile.
Un dermatologo, suo amico, un giorno gli bruciò la zona
infetta usando il laser. Il lavoro di pulitura non fu difficile.
Tuttavia,
a distanza di un mese circa dall'intervento, quando già sul
taglio
lasciato dal laser cominciava a formarsi una crosticina marrone, segno
di una guarigione imminente, la piaga ricomparve inesorabile,
esattamente
nello stesso punto, lì, sotto il naso, e con la piaga si
riaccese
di nuovo il tanfo, più intenso di prima, gettando il tale di
Pontremoli
nella disperazione.
Il fetore sotto il naso era una cosa davvero imbarazzante. Nei
luoghi pubblici si faceva il vuoto intorno a lui. Al lavoro i colleghi
lo evitavano. Per la vergogna, il tale di Pontremoli finì per
isolarsi,
per chiudersi in se stesso, tanto che le rare volte che capitava
d'incontrarlo
per strada, lui non salutava nessuno, tirava diritto tenendo lo sguardo
basso, come se fosse stato soprappensiero, e la gente lo additava
mormorando:
«Lo vedi quello là? È uno con la puzza sotto
il naso!»
Febbraio 2007
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