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IL POSTO MIGLIORE A volte mi viene da pensare - e credo sia normale in considerazione anche della mia età, vado quasi per i settanta - al luogo migliore in cui mi piacerebbe morire, sempre che il buon Dio mi dia la possibilità di morire di un colpo, che è la morte più bella fra quelle secondo me a cui uno può aspirare (ma esiste una qualche bellezza nella morte? chissà). Dico bella perché se ti viene un coccolone, di quelli fulminanti, è molto probabile che non ti accorgi di nulla e soprattutto, immagino, non soffri, che poi in definitiva è la cosa più importante. È il dolore a spaventare l’uomo, questo è certo, non tanto la morte in sé. Morire di un colpo è un attimo, una frazione di secondo, tanto veloce che uno, magari, non fa nemmeno in tempo a dire: «Cazzo, che iella, sto morendo!» Allora, quando sono preso da questi pensieri e rifletto sul luogo migliore in cui mi piacerebbe morire, ecco mi viene subito da pensare prima di tutto a dove non vorrei morire. All’inizio preferisco ragionare così, per esclusione. Ad esempio un luogo dove non vorrei assolutamente morire è dal Ballati, che è il mio forno di fiducia, dove vado quasi tutti i giorni: c’è sempre molta gente lì, anche se non conosco nessuno. È un forno rinomato, comunque sarebbe tremendo per me morire dal Ballati, con i clienti che, vedendomi crollare giù, si volterebbero atterriti e scommetto si accalcherebbero in silenzio intorno a me per guardarmi disteso sul pavimento, immobile, gli occhi sbarrati, tanto che, se non fossi morto, mi mancherebbe l’aria. Poi immagino verrebbe un’ambulanza a sirene spiegate, che se c’è una cosa che mi dà fastidio è proprio il rumore assordante delle sirene in città, e mi porterebbero via fra due ali di curiosi, la classica folla che si forma in questi casi, perché alla gente piace vedere il morto per strada, vedere da vicino chi è, se è giovane o vecchio, femmina o maschio, com’è vestito, se ha un segno particolare sul volto o se porta la fede, il tipo di scarpe che indossa, ecc., e magari gli viene da pensare uguale ai soldati di Lapalisse: «Ma tu guarda quel poveretto, un attimo prima era ancora vivo!» In generale, se devo essere sincero, non mi piacerebbe morire nei luoghi dove c’è tanta gente; in fin dei conti la morte resta pur sempre, lo si voglia o no, un fatto privato, intimo, e mi disturberebbe morire con tanta gente intorno, degli sconosciuti, dei perfetti estranei a cui non interessa nulla che tu stia crepando, che in quel momento, mentre tiri le cuoia, sono presi da altre faccende, da altre preoccupazioni che non la tua banale, insignificante dipartita. Perciò troverei sconveniente morire ad esempio mentre uno è al supermercato, peggio che mai di sabato, oppure al cinema, sull’autobus nell’ora di punta o sul treno dei pendolari, in un ristorante affollato mentre il cameriere sta prendendo la tua ordinazione, in spiaggia d’agosto sotto l’ombrellone accanto ai bambini che giocano con le palette e i secchielli, durante una manifestazione sindacale fra le grida di protesta, i tamburi improvvisati e i fischietti che ti rompono i timpani o in libreria quando c’è la presentazione di un libro, che se fossi io l’autore del libro che si presenta e mi morisse uno fra il pubblico, lì per lì, evidente, sarei dispiaciuto, farei la faccia triste davanti a tutti, specie davanti al relatore ufficiale, un critico importante venuto a posta da Milano per parlare del tuo libro, però allo stesso tempo dentro di me mi verrebbe da dire con rabbia: «Ma proprio durante la presentazione del mio libro, accidenti, doveva morire quel tizio?» Pensando al luogo migliore in cui morire, per associazione d’idee, mi torna in mente quello che mia madre, quand’ero piccolo, mi diceva sempre un attimo prima che uscissi di casa: «Ti sei lavato bene i piedi?» mi diceva. «Se poi ti senti male e ti portano all’ospedale, t’immagini che figura mi fai fare se scoprono che hai i piedi sporchi?» Mia madre ha continuato a ripetermelo, questo fatto dei piedi, anche quando frequentavo l’università e persino poco prima che mi sposassi; era come ossessionata dalla pulizia dei miei piedi e dal fatto che io potessi sentirmi male, per strada, senz’avere i piedi puliti come si deve, in ordine dal punto di vista igienico. Certo che anche morire da soli nel proprio appartamento, senza un’anima accanto, non sarebbe davvero una cosa piacevole almeno per una semplice ragione: se muori in casa, da solo, e nessuno ti cerca per settimane, perché gli amici e i pochi parenti che ti sono rimasti penserebbero che sei andato a farti una vacanza, forse all’estero, senza preoccuparti di avvisare, del resto non sarebbe la prima volta che sparisci d’improvviso, oppure che hai le solite paturnie e non vuoi vedere nessuno dato che, conoscendoti bene, sanno che sei un tipo poco socievole, un orso, e che a volte stai anche dei mesi senza farti vivo, allora, se muori in casa, da solo, succederà che il tuo corpo piano piano prenderà quel colorito verdastro che hanno le persone prive di vita come si vede nei film dei morti viventi, e dopo un po’ comincerà a decomporsi emanando cattivo odore, di conseguenza qualcuno dei tuoi vicini, con cui per altro non hai mai scambiato una parola, solo buongiorno-buonasera, sentendo il tanfo che viene dal tuo appartamento, darà l’allarme e alla fine arriveranno i pompieri, sfonderanno la porta e scopriranno così che sei morto. Sono disgrazie che si leggono spesso sui giornali. Ora non voglio fare troppo il difficile, ma il fatto che la mia morte sia associata a un problema olfattivo mi suona un po’ male, non so come spiegarmi, insomma morire lasciando dietro di sé dell’aria irrespirabile mi sembrerebbe poco decoroso, quasi umiliante, preferirei mille volte cadere dentro un vulcano attivo e farmi cremare in natura, sì, lo troverei decisamente meglio. Questi, in negativo, i punti estremi del dilemma sul luogo migliore in cui vorrei morire: fra tanta gente oppure da solo. Se avessi la possibilità di scegliere, come ho detto, rifiuterei sia l’uno che l’altro, e mi orienterei verso soluzioni meno drastiche, escludendo su questo piano di discussione, volutamente ristretto alle morti improvvise (uno potrebbe morire sul colpo anche per un incidente, perché no?), il gesto volontario, cioè il suicidio, su cui per altro non ho niente in contrario, anzi sono d’accordo con Baudelaire quando sostiene che, tra i numerosi diritti dell’uomo, i due più importanti restano: «il diritto di contraddirsi e quello di andarsene». In ogni caso, lasciando da parte il suicidio, e scartate le ipotesi appena discusse, alla fin fine restano soltanto pochi luoghi in cui mi piacerebbe morire. Fra questi è ovvio, da bravo maschietto incorreggibile, mi piacerebbe morire durante una bella scopata (come il vecchio pittore Balestrieri nella Noia di Moravia), mentre il cuore ti batte all’impazzata e sei tutto un fremito dentro e stai per scoppiare come un palloncino, e però dovrebbe essere davvero una bella scopata, voglio dire dovrebbe essere con una donna che ti piace molto, e non ridursi solo a un fatto meramente carnale, di sesso, dovrebbe esserci anche l’amore a rendere sublime il tuo distacco definitivo, e allora le cose si complicano, diventano serie perché non è facile, alla mia età per giunta che vado quasi per i settanta, trovare una donna di cui innamorarsi, una donna non più giovane, ma ancora piacente a fianco della quale morire mentre la stai scopando in un modo meraviglioso. A questo punto, fatti tutti i conti, non resta che un’ultima circostanza. ![]() Molière è morto sul palcoscenico, mentre recitava Il malato immaginario, e questa sì che è una bella morte, la più desiderabile in assoluto per un attore-drammaturgo. Non ci sono dubbi. Quanto a me fin da ragazzo ho sempre sognato di fare lo scrittore, di pubblicare libri, di firmare autografi su montagne di copie vendute dei miei libri. La scrittura, per quanto effimera, è un’attività che ancora oggi mi appassiona, che riesce a rendermi felice, e allora credo che per uno scrittore, augurandosi che la circostanza si verifichi il più tardi possibile, non esista soluzione migliore, auspicabile che quella di andars… Per l'indice dei racconti-bonsai apparsi fino a oggi in questo sito cliccate qui. HOME PAGE TèCHNE RACCONTI POESIA VISIVA |