UNA RECENSIONE
IN FORMA DI LETTERA
Caro Walter,
ho pensato di mandarti per la rivista una recensione. Il fatto
è che in questi giorni ho finito di leggere un libro straordinario,
un romanzo che mi piacerebbe far conoscere ai lettori de il Caffè
illustrato. Premetto subito, a scanso di equivoci, che non si tratta
di un libro inesistente, immaginario, inventato; perciò la recensione
che ho scritto non è uno di quei sotterfugi per cui mi sono guadagnato
la cattiva reputazione di «falsario».
No, il libro è vero, verissimo, e mi ha deliziosamente folgorato.
Era da tempo che non mi succedeva di leggere un libro così
interessante, un degno esemplare di quella categoria di libri da cui, una
volta iniziati, non riesci più a separarti, che ti catturano, ti
magnetizzano, che non vedi l'ora di riprendere in mano, un libro che quando
ti metti a leggerlo in poltrona o sulla panchina di un giardino pubblico
o altrove, nessuno ti deve disturbare, caschi pure il mondo.
Insomma un libro avvincente, scritto bene, con un linguaggio
comprensibile, ma non banale, uno di quei libri (sempre più rari
di questi tempi) che ti dispiace che a un certo punto finisca, perché
un attimo dopo che l'hai finito ti prende una specie di smarrimento, di
vuoto, di panico che si esterna nella frase: «Oddio, e ora cosa farò!»
Quello che ho appena finito di leggere è un libro che
ti viene voglia di consigliare agli amici, di cui senti il desiderio di
parlare in ogni occasione, dovunque ti capita, in treno o in metropolitana,
anche su brevi tragitti; mentre fai colazione al bar tirando per il gilè
il giovane barista che non sta a sentirti perché indaffarato a velocizzare
gli sbuffi vaporosi della macchina del caffè e perché di
letteratura e di libri in genere a lui, al giovane barista, non gliene
frega niente, oppure durante l'intervallo di un film, o mentre aspetti
tuo figlio davanti a scuola, o sei in fila alle poste o in banca; dall’ortolano
mentre scegli personalmente la frutta e c’è un signore lì,
vicino a te, dall’aria melanconica, che potrebbe essere un lettore potenziale
del libro di cui ti sei innamorato; e ne parli volentieri anche con il
casellante dell'autostrada mentre sei in attesa degli spiccioli di resto
e dietro di te gli automobilisti strombazzano e ti maledicono infuriati,
e ti viene voglia di parlarne persino al tuo medico che sai benissimo che
non legge un romanzo da una vita, e infatti, mentre gli parli del libro,
lui continua a scrivere le ricette senza mai alzare lo sguardo verso di
te che intanto ti ostini a spiegargli la bellezza di quel romanzo, che
è un romanzo - ti sforzi di fargli capire - stupendo, impareggiabile,
come non se ne scrivevano da anni.
E in effetti è da anni che non provavo la gioia d'immergermi
in una lettura così esaltante, istruttiva, tonica. Alla fine, mi
rendo conto che è una banalità, ma non c'è niente
di meglio che un buon libro per disporti felicemente verso il mondo, per
avere nuovi stimoli, per farti riflettere in modo costruttivo su quelle
che retoricamente si chiamano «le traversie della vita».
Quello che ho finito di leggere soltanto l’altro ieri è
un romanzo che si potrebbe definire formativo, riflesso delle aspettative
e dei turbamenti di un'intera generazione, che poi è la mia generazione,
e forse anche per questo mi è piaciuto tanto. Perché un po’
mi sono identificato nel protagonista, nel suo modo di affrontare le difficoltà,
di relazionarsi con gli altri, in particolare con le donne, di vivere le
proprie contraddizioni e debolezze.
Ho trascorso delle belle serate in compagnia di questo libro,
e adesso mi manca. Confesso che è il primo romanzo che leggo di
questo autore. Avevo visto delle buone recensioni sulle pagine culturali
di alcuni quotidiani, ma non credevo, al momento della lettura, si rivelasse
così piacevole. Certamente, prima o poi, ne faranno un film, è
una storia che si presta magnificamente a una riduzione cinematografica.
A dirigerlo, il film, ci vedrei bene Patrice Leconte, che io adoro.
A questo punto, che altro dire? Una raccomandazione: non lasciatevi
sfuggire questo libro, appena avete un po’ di tempo leggetelo, merita,
ve lo garantisco.
il Caffè Illustrato, 45, novembre/dicembre 2008, p. 8.
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