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IL RICONOSCIMENTO
Nelle pagine interne di un giornale di Busto Arsizio, in un trafiletto
di mezza colonna, apparve anni fa la notizia che un anziano precursore,
un insegnante di matematica in pensione, consapevole di essere un precursore
perché in ogni circostanza tutti gli ripetevano: «Ehi amico,
rallenta, sei troppo avanti con i tempi», aveva fondato nei locali
del circolo culturale «Enrico Berlinguer», insieme a un gruppetto
di amici, anch'essi precursori dichiarati, e in buona fede, l'A.N.P.N.R.,
cioè l'Associazione Nazionale dei Precursori Non Riconosciuti.
L'A.N.P.N.R. era un sodalizio di persone profondamente motivate,
un'unione sindacale ben organizzata che aveva fra i suoi obiettivi fondamentali
il riconoscimento, da parte delle istituzioni, del lavoro svolto con dedizione
e perseveranza dai precursori fin dall'inizio della loro particolare carriera.
Così facendo l'A.N.P.N.R. si prefiggeva di garantire ai
propri tesserati, com'era scritto a chiare lettere nello statuto, «una
vecchiaia tranquilla, senza preoccupazioni di sorta», ma soprattutto
l'Associazione intendeva «battersi con ogni mezzo» affinché
fosse «restituito ai "precursori non riconosciuti" il bene per loro
più prezioso: la dignità perduta».
La nascita dell'A.N.P.N.R. fu accolta in modo favorevole dai
numerosi precursori sparsi sul territorio nazionale, perché se c'è
una cosa di cui un «precursore non riconosciuto» soffre terribilmente
quand'è in là con gli anni (come insegna il caso di Antonio
Meucci), più ancora delle ristrettezze economiche, è il fatto
increscioso e demoralizzante di non venire accettato dalla società
come precursore, e quindi l'essere messo da parte, dimenticato, relegato
ingiustamente nell'ombra.
Il risentimento contro l'oblio a cui da sempre la società
li condanna, molto forte e diffuso fra i «precursori non riconosciuti»,
fu uno dei fattori decisivi nel favorire il successo dell'A.N.P.N.R. che
in breve tempo raggiunse un numero consistente di adesioni e diventò
una forza sindacale di tutto rispetto, con suoi rappresentati quasi in
ogni regione, rapporti politici ramificati, amicizie influenti anche in
Vaticano e fra le alte sfere dell'Esercito e dell'Arma dei Carabinieri.
A pochi mesi dalla sua fondazione, l'A.N.P.N.R. si mise subito
in movimento e aprì una vertenza con il Ministero per i Riconoscimenti
tardivi, istituito a sorpresa dalla nuova maggioranza uscita vincente dalle
ultime elezioni. L'A.N.P.N.R. presentò una piattaforma rivendicativa
densa e ben articolata che stabiliva al primo punto - un punto irrinunciabile
- la costituzione della figura giuridica del «precursore non riconosciuto»,
così da porre rimedio a un vuoto normativo ormai insopportabile
dal punto di vista economico e morale.
Per conseguire quest'obiettivo strategico l'A.N.P.N.R. era pronta
a scatenare una lotta a oltranza in tutto il paese.
A condurre i negoziati per conto del neo Ministero scese in campo
direttamente il sottosegretario Alcide Tempestini che aveva fama di burocrate
inflessibile (durante le vertenze era solito ripetere alla controparte:
«Ho la schiena dritta come un palo della luce!»), ma al quale
tutti, anche gli avversari politici, riconoscevano le doti di uomo preparatissimo
sul piano dottrinale, onesto e pronto al dialogo costruttivo.
La scelta di Tempestini a capo della delegazione del Ministero
rappresentava comunque un segnale di attenzione da parte del governo, preoccupato
che il fronte di lotta aperto dall'A.N.P.N.R. potesse innescare effetti
imitativi - chiamati dagli esperti delle politiche del lavoro «effetti-domino»
- in altre categorie deboli (insegnanti precari, scrittori non affermati,
economisti neokeynesiani, quadratori del cerchio, casalinghe alcoliste,
eccetera) il cui livello di insoddisfazione era pericolosamente al limite,
come quello raggiunto dai «precursori non riconosciuti».
Le trattative si aprirono in un clima teso.
Non appena i delegati di entrambi gli schieramenti, circa una
trentina per parte, si furono accomodati intorno all'immenso tavolo rettangolare
posto al centro del salone ministeriale cosiddetto del «Remare contro»
(dal titolo di un affresco del Venturini che occupava un'intera parete),
Tempestini, in quanto responsabile della parte ospitante, chiese subito
la parola. Sbrigati in fretta i convenevoli tipici degli incontri sindacali
(saluti ai delegati, informazioni di servizio, auspici di buon lavoro e
cose del genere), propose di mettere all'ordine del giorno una questione
preliminare.
Nel salone del «Remare contro» si fece immediatamente
silenzio.
«Signori, se oggi noi vi concedessimo lo stato giuridico
che reclamate, per altro in modo legittimo» - disse Tempestini con
un accento simpaticamente romagnolo passandosi le dita sugli angoli della
bocca - «non solo verremmo meno all'impegno preso con i nostri elettori
di ridurre la spesa pubblica, ma incorreremmo in una lampante contraddizione:
infatti, da che mondo è mondo, un precursore ricopre il ruolo che
ha solo dopo molti anni dalla sua scomparsa. È sempre stato così,
storicamente parlando. Un precursore si conferma tale nelle sue funzioni
solo a posteriori».
A questo punto, dal lato in cui erano seduti i delegati dei «precursori
non riconosciuti», si alzò un brusio.
«Finché si trova ancora in vita» - proseguì
Tempestini non curandosi dei mormorii che si diffondevano sempre più
evidenti - «nessuno si sognerebbe di chiamarlo "un precursore" e
questo per un fatto molto semplice: il dato, l'elemento sulla base del
quale lo si potrebbe definire un precursore non si è ancora verificato.
Se mi concedete ancora qualche minuto della vostra attenzione, vorrei farvi
un esempio: Leonardo da Vinci è stato additato come un precursore
del carro armato soltanto dopo che il carro armato è stato effettivamente
inventato, cioè all'inizio del XIX secolo (i primi carri armati
furono impiegati in Gran Bretagna il 15 settembre 1916 durante la battaglia
della Somme), quando Leonardo» - aggiunse il sottosegretario con
tono leggermente sarcastico, guardando dritto in faccia gli interlocutori
seduti in prima fila dall'altra parte del tavolo - «era già
morto da un bel po' di tempo».
Qualcuno commentò ad alta voce: «Ma di che cosa
sta blaterando? È inaudito!»
«Lo stesso ragionamento può applicarsi a Jules Verne»
- continuò Tempestini senza scomporsi, ignorando l'interruzione
- «perché il "Nautilus" inventato dalla fantasia dello scrittore
francese in Ventimila leghe sotto i mari, quando il sottomarino
ancora non era stato...»
«Lei non si può permettere queste affermazioni!»
- lo interruppe il capo della delegazione dei «precursori non riconosciuti»
scattando violentemente in piedi. Poi, avvicinatosi il microfono alle labbra,
disse in modo concitato: «Si vergogni!», puntando, minaccioso,
il dito indice della mano destra contro Tempestini. Lo disse con una tale
veemenza che la sua voce uscì stridula dagli amplificatori, impastata
in un sibilo irritante, come quando si sfrega il coltello su un piatto.
Al grido: «Si vergogni!», come se fosse stata la
parola d'ordine convenuta fra un manipolo di cospiratori, si scatenò
il putiferio. Alcuni rappresentanti delle opposte delegazioni, i più
facinorosi, che non aspettavano altro, in un attimo vennero alle mani.
Volarono insulti, offese truculenti; furono strappati dei fogli in segno
di stizza; qualcuno saltò persino sul tavolo gesticolando e pronunciando
frasi incomprensibili in bergamasco. Una sedia sorvolò le chiome
di un gruppo di scalmanati e andò a infrangersi sul quadro del Venturini,
scalfendone un frammento in basso.
Nel tentativo di calmare gli animi, un funzionario del Ministero,
un signore paffutello, semicalvo, strabuzzando gli occhi a palla, disse
ingenuamente: «Almeno lasciatelo finire!», ma fu colpito in
volto da un pesante bloc notes e cominciò a sanguinare dal naso.
Alla vista del sangue, i contendenti ebbero dapprima un attimo
di sconcerto, poi, come se avessero ritrovato un barlume di buon senso,
smisero di azzuffarsi. Ristabilito finalmente l'ordine nel salone, grazie
anche all'intervento di alcuni agenti di polizia chiamati dal portiere
del palazzo che ospitava il Ministero per i Riconoscimenti tardivi, la
riunione fu sospesa e si convenne, dato il clima incandescente creatosi
fra le delegazioni, che era più saggio aggiornarla a tempi migliori.
maggio 2005
Uscito con il titolo "Giustiza per i Precursori Non Riconosciuti" su
il
Caffè illustrato, 28, gennaio-febbraio 2006, p. 9.
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