Paolo
Albani
THE QUICK
SPEAKER
Di prima mattina,
l'avvocato londinese Charles Mansfield salutò
la moglie e i due figli maschi e uscì di casa incamminandosi
verso
lo studio legale «Mansfield & Powell».
Era il 22 ottobre del 1845. Fatti appena cinquanta metri, l'uomo
si voltò a guardare uno scoiattolo che si arrampicava svelto su
un albero del parco a lato della strada. In quell'attimo
inciampò
su un mucchietto di terra smossa, perse l'equilibrio e cadde in avanti
dentro una voragine non segnalata, aperta al centro del marciapiede,
una
profonda cavità da cui si irradiava, laggiù in fondo, un
dedalo di gallerie umidicce e maleodoranti.
Mansfield tornò in superficie soltanto venticinque anni
dopo, riguadagnando gli umori fumosi e il cielo grigio di Londra. Era
paurosamente
dimagrito, aveva i capelli e la barba lunga come un eremita e una
cicatrice
a L sullo zigomo destro.
Vedendolo vagare per strada con l'aria persa, l'aspetto
trasandato
da barbone, alcuni passanti s'insospettirono e chiamarono un poliziotto
che accompagnò Mansfield all'ospedale più vicino dove
l'uomo,
interrogato dai medici, non riuscì a dare alcuna spiegazione di
chi fosse, anche perché forse, in seguito a qualche trauma,
aveva
perduto la memoria.
In realtà il vero motivo che gl'impedì di
comunicare
con i medici fu un altro: Mansfield si esprimeva ora, non nella sua
lingua
madre, cioè l'inglese, che aveva sempre adoperato con
disinvoltura
e abilità retorica, specie dentro le aule di tribunale,
bensì
in una lingua sconosciuta, vagamente simile all'arabo, composta di
suoni
duri, di borbottii disarticolati.
La parlava in modo veloce, concitato, sparando a raffica, una
dietro l'altra, parole insensate, per la maggior parte terminanti in -uk
e in -ok, raramente in -lem, che ad ascoltarle parevano
scoppi
di voci, fonemi andati in frantumi. Se poi, durante quei monologhi
squinternati,
qualcuno si azzardava a interromperlo, Mansfield s'infuriava di brutto
e accelerava apposta il suo modo frenetico di parlare.
Fino agli ultimi giorni della sua vita, Mansfield, soprannominato
scherzosamente dai medici «the quick speaker»,
continuò
a parlare quella lingua oscura, puro vaneggiamento, che, nonostante i
tentativi
compiuti da alcuni esperti del linguaggio, non venne mai decifrata.
Febbraio 2007
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