pagina del sito di Paolo Albani

UNIVERSITÀ DEL PO

 

Teatro Comunale "Ruggero Ruggeri"
Guastalla (Reggio Emilia)
Giovedì 11 ottobre 2007
ore 20
Insediamento del Corpo Accademico
dell'Un.Po (Università del Po)
e prolusione 
del Magnifico Rettore Prof. Paolo Albani



Per il programma della manifestazione cliccate qui.



Paolo Albani

PROLUSIONE PER L'INIZIO 
DELL'ANNO ACCADEMICO 2007-2008
DELL'UN.PO (UNIVERSITÀ DEL PO)



Illustrissime autorità, religiose, militari e civili,
stimati colleghi, 
cari amici, 
signore e signori,

è davvero con estrema gioia e orgoglioso risentimento che mi accingo a inaugurare l'Anno Accademico 2007-2008, il primo dell'UnPo (Università del Po), istituzione associata alla prestigiosa L.U.I.S.A. (Libera Università Internazionale di Scienze Anomale), il cui obiettivo programmatico è lo studio delle Scienze anomale, un vasto campo di ricerca in cui rientrano da un lato gli studi condotti dai cosiddetti «mattoidi scienziati», dall'altro le scienze partorite dalla dirompente inventiva di scrittori e artisti. Comprende anche le scienze o le discipline non riconosciute, marginalizzate e discriminate dalla scienza ufficiale, quella codificata nei manuali universitari tradizionali, o alternative a quest’ultima; e poi ancora le scienze dimenticate perché ritenute erronee, scomparse, abortite; le scienze occulte, magiche, ma anche “potenziali”, ovvero al confine di altre scienze o che potranno in futuro essere considerate tali. 
    Il lume tutelare dell'Università del Po è lo scrittore Raymond Queneau, Trascendente Satrapo del Collegio di Patafisica, che all’inizio degli anni trenta intraprese uno studio su una schiera di «paranoici reazionari e chiacchieroni rimbambiti» che chiamò «fous littéraires», e che in seguito preferì definire eterocliti, per non confonderli con i «pazzi del manicomio». Si tratta di autori le cui elucubrazioni (il termine non è usato in senso peggiorativo) si allontanano da tutte quelle professate dalla società in cui vivono. In questo senso un «fou littéraire» non ha né maestri né discepoli.

     Fra i compiti istituzionali che l'Università del Po intende assolvere, oltre alla formazione di giovani menti aperte all'esercizio del dubbio e allo scriteriamento propositivo, c'è quello di raccordarsi e collaborare culturalmente con vari Istituti anomali fra cui mi limiterò a ricordare: l’Istituto Scientifico per il Regresso Umano; l’Agenzia Generale del Suicidio; l’Istituto di Demenza Volontaria; l’Istituto Scandinavo di Vandalismo Comparato; la Società per la Soppressione della Conoscenza Inutile e per la Più Completa Cancellazione del Passato; l'Istituto per la Politica Sessuale; la Facoltà di Scienze Inutili e quella di Irrilevanza Comparata; l'Istituto di Protesi Letteraria; la Società degli Onironauti o Centro per la Materializzazione dei Sogni; l'Istituto di Aeropatatina; la Camera di Scrittura per Inoperosi (dove lavorò Robert Walser); l'Ente per la lotta contro la formica argentina; l'Istituto internazionale di ricerche sui Pazzi letterari; oltre naturalmente al Collegio di 'Patafisica e a vari Istituti patafisici.

    Diceva il bolognese Orazio Rinaldi, autore cinquecentesco di aforismi numerici, a proposito della figura del Rettore: 

              «Quattro cose dee avere il rettore: esperienza
             delle cose, amor verso i sudditi, costanza
             delle cose fatte, e giustizia in ogni cosa». 

   Doti che a me difettano assolutamente, alle quali tuttavia cerco di supplire con un malcelato senso di irrequietudine e di parzialità nel gestire il contingente e l'accessorio, fattori il cui senso mi sfugge, tenute ferme tutte le altre condizioni e posta la mia vita uguale a cento.

   A questo punto, esauriti i preliminari del caso, al fine di sancire in modo ufficiale l'apertura dell'Anno Accademico dell'Università del Po, entrerò nel merito della mia prolusione soffermandomi brevemente sulla Melotecnica, scienza che studia il peso, la consistenza, il colore e altre particolarità fisiche delle note emesse dalla gola umana, le cui linee essenziali si trovano ne La Melotecnica esposta al popolo (1942) di Tommaso Landolfi.

    Il peso delle note cambia a secondo della bravura e della potenza dei cantanti. Si è calcolato, ad esempio, mediante appositi apparecchi, che “un do di centro del celebre basso Maini pesasse 14 tonnellate in cifra tonda”. Il peso delle voci tenorili e delle femminili in generale è in media assai più esiguo, mentre medio è quello delle note baritonali. In alcuni rari casi tali voci possono addirittura presentarsi più dure del ferro e costituire una vera e propria minaccia per gli ascoltatori e per gli stessi artisti, ragione per cui questi ultimi si preoccupano di emetterle verso l’alto o al disopra delle teste degli ascoltatori e dei compagni. Durante l’esecuzione di un’opera di Verdi, un tenore sbadato colpì il baritono che stava eseguendo con lui un duetto con un si naturale, emesso con tale precisione e forza timbrica, da uccidere l’infelice. Vi sono cattivi cantanti che non riescono ad espellere interamente la nota così che questa rimane “a metà nell’interno del cantante stesso”.
    Il colore delle note, diverso a secondo della loro altezza, intensità e giustezza, è apprezzabile solo se nell’atmosfera siano diffusi vapori di bario e di sodio e luce radente. Le note si presentano allora, in generale come “una sostanza gassoliquescente biancastra, dotata di una vaga fluorescenza”. Le note alte, o acute, mostrano “un’insistente tendenza all’azzurro tenero, ma possono tuttavia apparire persino vagamente vermiglie o verdognole in determinati casi; le centro-basse offrono allo sguardo una gamma sempre più cupa a misura che si procede verso il registro profondo e si aggirano in generale sui colori detti dai pittori golapiccione o verdebruciato o verdefogliamorta, ma possono in determinati casi assumere una brillante colorazione grigio-perlacea. Le note sovracute (o ultracute) appaiono il più delle volte fortemente decolorate e come candenti; mentre le subbasse (o infrabasse) sembrano orientarsi costantemente verso un bigio unito e smorto, bassissimo di tono e alquanto fumoso”. 
    Le note emesse dalla gola umana hanno inoltre un loro proprio sapore o gusto (nella maggior parte amaro), un odore (dal più gradevole al più sgradevole), un calore (le note sono dotate di forti proprietà termiche), una forma (in genere vaga, ma anche sferica, cubica, icosaedrica, ecc.) e infine una composizione chimica (costituita da alcuni metalli nobili, come oro, argento, platino, da alcuni gas lievi, come idrogeno, elio, ecc., e da due elementi ignoti battezzati dall’azerbaigiano Onisammot Iflodnal Cinodium Oniflium e Ippodium O.).

 Vi ringrazio per la Vostra attenzione.




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