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Paolo Albani
ALINGUE E APOSTROFI CHE RACCONTANO LA PATAFISICA IMMAGINARI BIBLIOGRAFICI È sempre la solita storia. Mentre prendi un caffè al bar, allo stadio durante la partita della tua squadra del cuore, in metropolitana, sotto l’ombrellone e in altre occasioni ancora, c’è sempre un tale che, titubante (tutti i tali titubano), a un certo punto ti si avvicina e ti chiede: «Scusi, ma cos’è la Patafisica?». Pazientemente, spiego a quel tale curioso che, per capire, bisogna tornare alle origini, ovvero al libro di Alfred Jarry, Gesta e opinioni del dottor Faustroll, patafisico (Adelphi 1984) dove troviamo questa definizione canonica: La patafisica è la scienza delle soluzioni immaginarie, che accorda simbolicamente ai lineamenti le proprietà degli oggetti descritti per la loro virtualità. In altre parole la patafisica è la scienza del particolare, che studia le leggi che reggono le eccezioni, poiché anche le leggi dell’universo tradizionale che si è creduto di scoprire sono correlazioni d’eccezioni. Se il tale curioso ancora non ha capito, gli suggerisco di leggersi il libro di Enrico Baj, Patafisica la scienza delle soluzioni immaginarie (Bompiani 1982) che lì è spiegato tutto alla perfezione, con esempi che coinvolgono Boris Vian, Marcel Duchamp, Raymond Queneau, Eric Satie e tanti altri protagonisti della cultura contemporanea. I proseliti della Patafisica fondano a Parigi l’11 maggio 1948 un Collegio di Patafisica, un’accademia dello sberleffo per divulgare, con studi, pubblicazioni, iniziative, il verbo, cioè l’annullamento delle distanze tra razionale e irrazionale e far trionfare l’immaginario. Se ancora il tale curioso non si convince, e tentenna (tipico tic dei tali il tentennamento), allora lo prendo da parte e lo invito a leggersi Alingue e Apostrofi, fresco fresco di stampa, a cura di Duccio Scheggi e Marco Garophalo, un vero e proprio monumento cartaceo alla Patafisica, realizzato sotto l’egida dell’Istituto patafisico Vitellianense, con il benestare del Reggente Afro Somenzari, e del T.I.P. (Turin Institute of Pataphysicus), con i benevoli auspici del Faraone Ugo Nespolo. ![]() Catalogo Alingue e Apostrofi, a cura di Marco Garophalo e Duccio Scheggi, Associazione Amici della Spirale, Milano 2025 Non spaventatevi: Reggente, Faraone, Satrapo, Curatore Inamovibile, Provveditore, Datario, Corrispondente Anfiteota, Uditore reale o apparente, Rappresentante Ipostatico, ecc., sono titoli accademici che quei serissimi burloni dei patafisici si onorano di affibbiarsi. Pensate, c’è persino un patafisico che ha l’appellativo di Prefetto Allegorico! In pratica, e in parole semplici (lo dico per il nostro tale curioso, che ancora barcolla), Alingue e Apostrofi è il catalogo di una manifestazione patafisica, o meglio di una festa, o meglio di un carnevale, o meglio di una babele di scoppiettanti capriole verbo-visive, o meglio di una gioiosa e giocosa e focosa esplosione di fantasia, durata tre giorni (così densi da sembrare un secolo), svoltasi alla Stecca 3 di Milano dall’8 al 10 settembre 2023, l’anno in cui cade il 150esimo anniversario della nascita di Jarry e il ventesimo anniversario della morte di Baj. Il catalogo in questione ha in copertina una scrittura illeggibile di Luigi Serafini, l’autore del Codex Seraphinianus (Italo Calvino diceva che gli sembrava di essere sempre sul punto di capirla), e in ultima di copertina un disegno di Ugo Nespolo, raffigurante l’Ubu Re di Jarry. Prima di aprire il catalogo e sfogliarlo, sarebbe opportuno mostrare al lettore ingenuo (come il nostro tale curioso) questo avviso: ATTENZIONE! LE IMMAGINI CHE SEGUONO POTREBBE URTARE LA VOSTRA SENSIBILITÀ. Perché dentro il catalogo, ordinato in XXVII capitoli-isole più uno dedicato alla rassegna stampa, con tanto di legenda colorata, come in metropolitana, per districarsi fra gli snodi degli argomenti, il lettore può navigare e perdersi in un mare tumultuoso-fruttuoso di letture di testi (Colui che mi fa giocare di Baj); ricordi di mostre (Jarry e la Patafisica a Palazzo Reale del 1983); ragguagli su Patarchivi e Patariviste; sintesi fotografiche di performance e danze; esposizioni asemiche (scritture illeggibili da un occhio normale) e installazioni interattive; relazioni su eso-editori e scrittori irregolari (tipo Daumal, Delfini); giochi di letteratura potenziale (alla Queneau e Perec, per intenderci); interventi sonori; video-arte; spettacoli; anteprime mondiali fuori dal mondo; proposte culinarie (la tre giorni patafisica si è conclusa con una tavolata in tema). Alla fine, domando al tale curioso: «Ha capito ora cos’è la Patafisica?». Lui mi guarda, sempre esitante: «No, nulla». «Bene, – gli rispondo – vuol dire che è sulla strada buona…». Alingue e apostrofi a cura di Marco Garophalo e Duccio Scheggi Associazione Amici della Spirale, pp. 364
«Domenica - Il Sole 24 Ore», N. 24, 25 gennaio 2026, p. XII. Per la versione in pdf di questo racconto cliccate qui. ![]() Per andare o ritornare al menu delle mie collaborazioni alla «Domenica de Il Sole 24 Ore» cliccate qui. HOME PAGE TèCHNE RACCONTI POESIA VISIVA |