|
Paolo Albani
DIVERTIRE SERIAMENTE A SUON DI FACEZIE Componimenti brevi Un
cuoco, vedendo che moltissimi caldeggiano i favori del principe, una
sera, mentre questi sta cenando, lo prega di volerlo trasformare in
asino. Meravigliato, il principe chiede spiegazioni al cuoco. «Perché»,
dice il cuoco, «vedo che tutti coloro che voi avete messo in alto, ai
quali avete dato onori, sono talmente gonfi di superbia, e insolenti, da
diventare asini. Per questo desidero che voi mi facciate asino».
È una delle tante facezie (qui riassunta in italiano, l’originale è in latino) uscite dalla penna di Poggio Bracciolini (1380-1459), illustre umanista, scopritore di testi antichi caduti in oblio, su tutti il De rerum natura di Lucrezio. Con le sue Confabulationes (o Liber Facetiarum), conosciute anche come Libro delle chiacchiere, 273 brevi componimenti creati tra il 1438 circa e il 1452-1453, Bracciolini è considerato l’ideatore di un fortunato genere letterario, quello appunto delle facezie, racconti comici di breve respiro, a metà tra motto arguto, novelletta curiosa e storiella beffarda (Giulio Ferroni) che ha una lunga e insigne tradizione che muove da Cicerone, passa da Angelo Poliziano e Leonardo da Vinci, per arrivare fino ai nostri giorni con Leo Longanesi, Mino Maccari e Ennio Flaiano. ![]() Poggio Bracciolini (1380-1459) Ci ricorda tutto questo uno dei massimi esperti di letteratura breve, Gino Ruozzi (che i lettori del “Domenicale” conoscono bene), cui si deve, fra l’altro, un bellissimo Meridiano Mondadori dedicato, in due volumi, agli Scrittori italiani di aforismi (1994-1996). Ruozzi firma la prefazione a Facezie. Di poggio in peggio di Simone Bionda che insegna Letteratura italiana al Liceo cantonale di Bellinzona e lavora presso l’Archivio Prezzolini di Lugano, studioso dell’Umanesimo e del Rinascimento, cultore della filosofia di Giuseppe Rensi (pensatore scomodo, come l’ha definito Massimo Cacciari, di cui segnalo, avendoli apprezzati, La filosofia dell’assurdo e Contro il lavoro. Saggio sull’attività più odiata dall’uomo) e della poesia di Giorgio Orelli. Il libretto di Bionda, edito da Fiorenzo Albani Editore (nessun conflitto d’interessi, giuro, non siamo parenti), ha in esergo, non a caso, una frase proprio di Poggio Bracciolini che, tradotta dal latino, suona più o meno così: «Spero che gli invidiosi non critichino le Facezie solo perché lo stile non è pomposo». Non fatevi ingannare dal sottotitolo: Di poggio in peggio, è fuorviante, sembra preludere a una scrittura segnata da giochi di parole, doppi sensi, allitterazioni. Niente di più lontano dalla scrittura di Bionda, «brillante e mordace umanista del nostro tempo» (Ruozzi), che è invece colta, densa, elegante, per niente “pomposa”. Le facezie di Bionda, per usare un efficace ossimoro dello stesso Ruozzi, «divertono seriamente», hanno il dono di farci riflettere sulla condizione umana («L’uomo felice / è colui che sta bene / compatibilmente / con la condizione umana»), sulle nostre debolezze e contraddizioni («Le piccole dipendenze quotidiane / sono le innocue consuetudini / che rendono tollerabile la vita»), di offrici piccole e illuminanti gocce di saggezza («La forma più subdola di egoismo / è l’amore per il prossimo»), di regalarci esortazioni di buon senso («L’uomo di buon senso / è colui che si allontana / quanto possibile / dal senso comune», «L’unica forma d’amore / contro natura / è la castità», «Il grado di civiltà di un Paese / si misura osservando le condizioni / dei suoi cabinets publiques», la pensava così anche Winston Churchill), senza quel tono moralistico da cui non sempre è immune la scrittura fulminante. Spesso le facezie di Bionda, che da filosofo penetrante c’invita a «Prendere la vita mal grado / filosofia», hanno in nota la fonte ispiratrice, un capitolo de I promessi sposi di Manzoni, un pensiero di Blaise Pascal o di Arthur Schopenhauer, un passo dello Zibaldone di Leopardi. Tempo fa, insieme agli amici dell’Oplepo (Opificio di Letteratura Potenziale), una consorteria patafisica di letterati, matematici e manipolatori del linguaggio, dedita a costruire testi con una o più regole, ci siamo cimentati nella stesura del proprio coccodrillo, necrologio generalmente scritto prima che lo scomparso sia scomparso davvero (a proposito, sentite questa: dopo aver letto su un giornale della sua morte, Mark Twain, imperturbabile, replica: «Le notizie sulla mia morte sono fortemente esagerate»). Sull’argomento, riporto quest’amara facezia di Bionda: «Le poche notizie definitive / che sappiano dare i quotidiani / si leggono tutte / in fronte ai coccodrilli». Simone Bionda Facezie. Di poggio in peggio Florenzo Albani Editore, pagg. 84, € 10
«Domenica - Il Sole 24 Ore», N. 87, 29 marzo 2026, p. IX. Per la versione in pdf di questo racconto cliccate qui. ![]() Per andare o ritornare al menu delle mie collaborazioni alla «Domenica de Il Sole 24 Ore» cliccate qui. HOME PAGE TèCHNE RACCONTI POESIA VISIVA |