UNA SPECIALIZZAZIONE SPECIALE Fra i numerosi Corsi di specializzazione esistenti nella Facoltà di Lettere e Filosofia all’Università di ******* che frequento ormai da anni, uno spicca fra tutti gli altri per originalità e rigore, pregi riconosciuti anche all’estero: è il CORSO DI SPECIALIZZAZIONE IN CAZZATE (conosciuto come SIC). Per chi non lo sapesse, un corso di specializzazione è un percorso universitario di formazione avanzata (post-laurea magistrale) che fornisce conoscenze e abilità specifiche e altamente qualificate per l’esercizio di particolari attività professionali, come quelle mediche, veterinarie, legali o nel campo dei beni culturali. Al termine del corso, che può durare dai 2 ai 5 anni a seconda del settore, si ottiene un Diploma di specializzazione che permette di diventare un professionista esperto in quella materia. Io ho conseguito la laurea magistrale – che è, lo dico sempre per i non addetti ai lavori, un corso di studi universitario di secondo livello, successivo alla laurea triennale, che approfondisce le conoscenze acquisite e permette di specializzarsi in un determinato ambito; il corso dura generalmente due anni e porta al conseguimento del titolo di Dottore Magistrale – con il professor Riccardo Foglietti, titolare della cattedra di «Storia della stupidità umana dall’antichità fino a Carlo M. Cipolla», (1) con una tesi che mi ha impegnato diversi mesi sul tema Le cose inutili sono davvero inutili? L’idea di assurdo nella filosofia di Giuseppe Rensi. (2) Più di 500 pagine, spaziatura due, con una bibliografia portentosa, che uno dei professori nella discussione di tesi ha definito “inutile”, con mia grande soddisfazione. ![]() Ricordo, per chi lo ignorasse, che Foglietti è stato allievo di Ferrando Mantovani (1933-2024), professore emerito di diritto penale nell’Università di Firenze, autore, fra i molti libri, di Stupidi si nasce o si diventa? (ETS 2015), un lavoro corposo con un sottotitolo a dir poco impegnativo: Compendio di stupidologia. Il libro, nell’intento di Mantovani, aveva (e ha) lo scopo di gettare le basi di una nuova scienza: la Stupidologia, il cui insegnamento l’autore si auspicava fosse adottato quanto prima in corsi biennali nelle Facoltà umanistiche (e non solo, mi permetto di aggiungere io). Forse il testo più bello sull’argomento della stupidità è, secondo me, il Dictionnaire de la bêtise et des erreurs de jugement (Laffont 1965), scritto dal romanziere e storico Guy Bechtel e dall’amico e complice di lunga data Jean-Claude Carrière, sceneggiatore e drammaturgo. (3) Per offrire un ulteriore spunto bibliografico, rammento che Carrière ha firmato un libro insieme a Umberto Eco, Non sperate di liberarvi dei libri (Bompiani 2009), dove c’è un capitolo intitolato «Elogio dell’idiozia». Qui Carrière rivela l’idea da lui accarezzata insieme a Bechtel di organizzare «corsi di bêtise» (le stupidaggini fanno parte della stessa famiglia delle cazzate) e confessa candidamente che «la prima cosa che si scopre studiando la coglioneria è che siamo coglioni anche noi» (pensiero del tutto condivisibile). Se due intellettuali validi e ingegnosi come Bechtel e Carrière si sono proposti di organizzare «corsi di bêtise», perché stupirsi (ammesso che qualcuno lo faccia) che esista un Corso di specializzazione in cazzate? Se ne dicono e se ne sentono tante di cazzate in giro, in ogni contesto e latitudine, che cercare di sistematizzarle in modo scientifico la ritengo un’operazione quanto mai meritevole. Definizione di cazzata Partiamo dalla definizione che ci offre lo Zingarelli del 2024: «[da cazzo * 1964] s.f. 1 (volg.) balordaggine, stupidaggine: smettila di dire cazzate! | (volg.) errore grossolano: ha fatto una vera c. SIN. Sciocchezza 2 (volg.) inezia, cosa da poco: hanno litigato per una c. | (volg.) prodotto molto scadente: quello spettacolo è un’autentica c. || cazzatèlla, dim. | cazzatìna, dim. | cazzatona, accr. Qualità di una cazzata Nella prima eccezione, seguendo l’esempio dei vari attributi del riso offerti dallo storico della commedia cinematografica Rostilav Nikolaevič Jurenev (1912-2002), (4) possiamo dipingere una cazzata con altrettante numerose caratteristiche: nonsensica, priva di riscontro realistico, assurda, disarmante, gratuita, invereconda, mostruosa, superficiale, indecente, improduttiva, atroce, oscena, mortificante, aggressiva, prevedibile, antipatica, scontata, infelice, fuori luogo, povera, avvilente, paurosa, indigesta, tranchant, irriverente, disgustosa, ripugnante, vuota, fine a se stessa. Peso di una cazzata Se Tommaso Landolfi ha pesato le note musicali, (5) niente ci vieta di pesare una cazzata. Il peso di una cazzata varia a seconda 1) di chi la pronuncia (supera i 10 kg se a dirla è un uomo politico; 7 kg se l’autore è un intellettuale: scrittore, poeta, giornalista, drammaturgo, ecc.; diminuisce fin quasi a rasentare un 1 kg se il responsabile è invece un bambino); 2) del contesto in cui è pronunciata (raggiunge il massimo del peso, cioè i 10 kg, se viene detta in televisione o in altro luogo pubblico (piazza durante un comizio, teatro, aula universitaria, stadio durante un concerto, ecc.); 5 kg al bar; 2 kg in un ambiente familiare, a tavola con i genitori, fratelli e sorelle e parenti vari); 3) del modo in cui è pronunciata (10 kg se viene detta con arroganza e violenza verbale; 6 kg se spiattellata con nonchalance; 3 kg se riferita con pacatezza e voce suadente; 1 kg senza convinzione). A cosa serve un esperto in cazzate Chi conclude un Corso di specializzazione in cazzate, diventando Dottore di ricerca in cazzate (dottore di ricerca è un titolo accademico di tutto rispetto), è abilitato all’esercizio di varie professioni, ad esempio può diventare: 1) insegnante di materie specifiche, come Stupidologia (vedi l’auspicio di Mantovani) o Storia del pensiero inutile in Occidente dall’antichità fino ai nostri giorni, qualora queste cattedre vengano istituite (spero presto); 2) redattore di giornali o collaboratore di agenzie stampa per la lotta contro le fake news o le corbellerie di ogni genere diffuse in rete, una piaga dilagante; 3) consulente in studi televisivi (che anche lì di cazzate se ne sparano a raffica, non si scherza); 4) assistente di parlamentare (le cazzate dei politici sono famose, un Dottore di ricerca in cazzate può limitarne l’abuso); 5) editor in case editrice (gli scrittori, che non si tirano indietro di fronte a nulla, sono grandi produttori e consumatori di cazzate, ne è testimonianza, come se non bastasse, questo mio breve scritto). Note (1) «Per che cosa sta la M. di Carlo M. Cipolla (1922-2000)? No, non sta per Maria, come tutti credono e come riporta anche Wikipedia. Allora sta per Mario? Non state a scervellarvi. Semplicemente non sta per niente. O, meglio, sta solo per se stessa. M. è l’iniziale che l’autore di Vele e cannoni o di Miasmi e umori si inventò per riempire la casella middle name compilando i moduli dell’università di Berkeley dove si trasferì negli anni 50. E non è l’unica bizzarria che riguarda la reputazione di questo gigante della storia dell’economia» (Armando Massarenti, Irresistibile spirito di Cipolla, «Domenica de il Sole 24 ore», 23 ottobre 2011, p. 25). (2) Il mio lavoro muove dal libro di Nuccio Ordine, L’utilità dell’inutile. Manifesto, Bompiani, Milano 2013. Giuseppe ![]() (3) Carrière ha lavorato con registi quali Ferreri, Bertolucci, Malle, Godard. Insieme, i due, Bechtel e Carrière, hanno scritto anche Le Livre des bizarres (1981), un’opera consacrata ai folli e agli originali di tutti i tempi. (4) Secondo Jurenev il riso può essere «gioioso e triste, buono e indignato, intelligente e sciocco, superbo e cordiale, condiscendente e insinuante, sprezzante e sgomento, offensivo e incoraggiante, sfacciato e timido, amichevole e ostile, ironico e sincero, sarcastico e ingenuo, tenero e rozzo, significativo e gratuito, trionfante e giustificatorio, spudorato e imbarazzato. È ancora possibile allungare l’elenco: allegro, malinconico, nervoso, isterico, beffardo, fisiologico, animalesco. Forse anche un riso tetro!» (cfr. Vladimir Jakovlevič Propp, Comicità e riso. Letteratura e vita quotidiana, Einaudi, Torino, 1988, p. 15). (5) Nel racconto di Tommaso Landolfi Da «La melotecnica esposta al popolo» (1942), dove la melotecnica è lo studio dettagliato su peso, consistenza, colore e su altre particolarità fisiche delle note emesse da una gola umana, il peso delle note, spiega il conferenziere Landolfi, cambia a secondo della bravura e della potenza dei cantanti. Si è calcolato, ad esempio, mediante appositi apparecchi, che «un do di centro del celebre basso Maini pesasse 14 tonnellate in cifra tonda». Il peso delle voci tenorili e delle femminili in generale è in media assai più esiguo, mentre medio è quello delle note baritonali: «i centri d’un Tamagno s’aggiravano fra le 3 e le 7 tonnellate al massimo. Una sola contralto, la celebre Publinska, raggiunse in un’emissione isolata le 10 tonn.». agosto 2025
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