pagina del sito di Paolo Albani
 
Ada De Pirro
C’È VITA IN QUEGLI OGGETTI
(Per Paolo e Dario)



    Viva o Abbasso è un’esposizione di ipotesi, un invito a muoversi tra paesaggi artificiali e a sostare tra di essi, entrandone a far parte. Nel varcare la soglia d’ingresso della vostra mostra ho subito sentito l’importanza che veniva attribuita al pubblico, e quindi anche a me. In mezzo a tutti quegli oggetti inanimati, mi è sembrato chiaro quanto fosse indispensabile l’elemento umano, lo sguardo che riflette, il pensiero che connette. Lo ‘spettatore’ si sente così la parte mancante, necessaria al funzionamento del meccanismo che vuole essere messo in moto. E tutto questo è molto invitante.
    E da qui le riflessioni su quanto sia il pensiero che rompe la staticità degli oggetti trasformandola in dinamismo nel lampo di senso  che si crea con il gioco di relazione tra i titoli (e le varie definizioni che qui e lì compaiono sulle pareti) e le opere vere e proprie. Il titolo suggerisce, tutto il resto è chiamato a farlo lo spettatore/passeggiatore.
    Le sale sono dei grandi contenitori che accolgono e mostrano ‘cose’, diventano luoghi di raccoglimento (giochino di parole!), dove non si è chiamati a un esercizio di spiritualità ma di pensiero. La forzatura in cui sono costretti gli oggetti nei loro accostamenti incongrui e nelle loro posizioni ‘innaturali’ sono la prima causa di spaesamento che si ha di fronte ai numerosi slittamenti di senso ai quali si assiste. Ma subito si capisce che è proprio grazie a quelle forzature che si è invitati a vedere gli oggetti con occhio diverso.
    E qui il pensiero impara a fare associazioni che si scoprono divertite di loro stesse. Cosa ci fa una serie di vocabolari in precario equilibrio su delle barre per la corsa a ostacoli? e dei monitor dentro dei cesti da pallacanestro? e le prese elettriche fissate, come anche i pani, a formare un cerchio? e infine, come in un crescendo di non-senso significante, due sdraio e un ombrellone in mezzo a una spiaggia di trucioli metallici?
    Mi è piaciuta l’idea di essere invitata a passeggiare tra cose che poi spariscono alla vista una volta che vengono sostituite dalla relazione con definizioni abitualmente lontane.
    Ogni titolo indica un’azione: correre, consumare e rottamare, prendere in giro, restringere, girare intorno, avvicinarsi a un centro e allontanarsi, connettersi.
    È forse questa ultima azione che indica nel modo più preciso l’idea di fondo della vostra mostra. Il verbo significa sia mettere in collegamento a distanza le persone con mezzi elettrici (telematici), sia mettere insieme, ma anche ordinare razionalmente i propri pensieri. Qui connettere diventa giocare con le varie suggestioni linguistiche, mettere in un ‘ordine’ diverso e potenziale le relazioni tra il mondo delle cose e quello delle loro definizioni.
    La vostra è una mostra fatta di tanti oggetti che hanno tutti un peso specifico, occupano uno spazio e si impongono allo sguardo ma è evidente che quello che rimane è il mondo sorprendente della parola che a volte con semplicità continua a stupirci e a divertirci.

Roma, 15 febbraio 2011.

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