Paolo Albani
I CANARINI E LA FELLATIO

     Come studioso (dilettante, ma appassionato) del comportamento sessuale degli animali mi sono posto la domanda: esiste la fellatio fra i canarini? Che io sappia non ci sono studi specifici su questo argomento. Mi sono posto la domanda perché possiedo una coppia di canarini domestici gialli, i canarini più comuni, una forma addomesticata del canarino atlantico, originario delle isole Canarie.

In generale, a proposito della fellatio fra gli animali, è noto che alcune specie effettuano sia l’auto-fellatio che il sesso orale. Questa pratica sessuale è stata riscontrata negli orsi bruni (si veda These Bears Are Having Lots Of Oral Sex, And Scientists Think They Know Why di Ryan Grenoble su “The Huffington Post”), nei macachi tibetani, nei lupi, nelle capre, nei primati, nelle iene, nei pipistrelli, negli scoiattoli e anche nelle pecore. In alcuni pipistrelli, la copulazione da parte dei maschi è dorsoventrale e le femmine leccano l’albero o la base del pene, ma non il glande, già penetrato nella vagina. Mentre le femmine fanno questo, il pene non viene ritirato e alcuni studi mostrano una relazione positiva tra la lunghezza e il tempo in cui il pene è leccato e la durata della copulazione. Inoltre, dopo la copulazione, sono stati osservati giochetti con i genitali.

La mia curiosità sulla fellatio animale, ha origine dall’osservazione della mia coppia di canarini, che ho chiamato Leo e Perla, in omaggio a Leo De Berardinis e Perla Peragallo, una coppia di teatranti, attivi negli anni sessanta, che ho molto amato.

Prima di tutto mi sono accertato che la coppia di canarini, da me acquistata anni fa in un grande negozio di animali domestici di Roma, fosse composta da un maschio e da una femmina. Anche in questo caso, mi sono documentato; sono informazioni che si trovano facilmente in rete, in più mi sono avvalso della consulenza di un bravo ornitologo, amico di mio padre.

Il maschio del canarino adulto possiede una maschera facciale tipo cardellino, mentre la femmina presenta solo un piccolo accenno nella zona ciliare. Sul petto del soggetto maschio appare una sorta di triangolo rovesciato mentre per la femmina si manifesta con un piccolo accenno, detto carena. Per entrambi i sessi spalline e codione si presentano nello stesso modo. Per i giovani, che non hanno ancora effettuato la muta, le differenze sono impercettibili, e i margini di errore sono elevati. Di norma molte specie di uccelli, anche prima di effettuare la loro prima muta, presentano un dimorfismo sessuale evidente con colorazione più sgargianti nei maschi, cosa che non accade nei canarini. Altra differenza determinante per l’individuazione del sesso è il canto, esclusiva del maschio, salvo rare eccezioni; la femmina esegue un canto rudimentale, un semplice cinguettio. Nel periodo riproduttivo, quando i soggetti entrano in estro, la cloaca (cioè il foro che costituisce gli organi genitali) si modifica in modo diverso tra i due sessi. Nel maschio si presenta più appuntita e allungata in direzione della pancia, mentre nella femmina si presenta più arrotondata (a forma di uovo) in direzione della coda.

Per verificare la conformazione della cloaca, occorre prendere il canarino dalla gabbia e, mentre lo si tiene in mano, soffiargli leggermente e uniformemente sul basso ventre affinché si scoprano gli organi genitali. Altra differenza visibile già dopo 18-20 giorni di vita (appena completato il piumaggio) è la distribuzione delle piumette che circondano la cloaca: nel maschio sono relativamente più lunghe e sottili mentre nella femmina sono più corte e disposte a corolla.

Alcuni vecchi allevatori (ma non c’è niente di scientifico in questa tesi) sostengono che un canarino se tenuto in mano, a secondo di come dispone la coda, dichiara il suo sesso: il maschio rivolge la coda verso il basso, mentre la femmina verso l’alto.

Una volta appurato che la mia coppia di canarini è composta da un esemplare maschio e da un esemplare femmina, mi sono messo all’opera. In prossimità della gabbia – una voliera bella ampia situata in giardino – ho costruito una specie di capanno, fatto di canne di bambù e frasche, per non destare sospetti nei canarini, con una piccola fessura per studiare i due volatili nell’intimità. Quando svolgo la mia attività di osservatore scientifico, prendo ogni precauzione: ad esempio mi dipingo la faccia di giallo in modo che Leo e Perla, qualora dovessero vedermi dietro la fessura del capanno, non sospettino che sono io il “guardone”.

Sono tre anni ormai che osservo Leo e Perla: ho effettuato ore e ore di pazienti appostamenti, mediamente quattro-cinque ore al giorno, tutti i giorni, festivi inclusi. Ho riempito diversi taccuini di appunti sul loro comportamento, specie quello riguardante la sfera riproduttiva e sessuale su cui ho accumulato un’enorme quantità di materiale interessante. Dato che i canarini tendono a riprodursi con i primi caldi durante la primavera, e continuano fino alla fine di agosto, quando i giorni sono più lunghi e c’è maggiore disponibilità di luce, è in quel periodo che ho intensificato le ore di osservazione. Di notte, uso binocoli per la visione notturna, ma ben presto ho verificato che, quando arriva l’oscurità, Leo e Perla quasi sempre dormono, perciò da alcuni mesi ho sospeso le osservazioni notturne.

La prima volta che ho visto Leo e Perla accoppiarsi, per contatto delle cloache che dura pochi secondi (una scena emotivamente struggente), ho notato che prima dell’accoppiamento c’è stato un vero e proprio rituale di corteggiamento. Leo ha cominciato a emettere versi strani, che non avevo mai sentito prima di allora, si avvicinava a Perla, saltellando freneticamente. I due sembravano scambiarsi il cibo fra i becchi: «È il loro modo di baciarsi», ho pensato. Il corteggiamento è durato quattro-cinque ore di fila, fino a tarda mattinata. Leo non si fermava mai, instancabile. Non l’avevo mai visto tanto eccitato. Non so dove trovasse tutta quella energia. Nel pomeriggio ho visto poi Perla preparare il nido, segno evidente che era stata fecondata.

A parte questo episodio, tipico della riproduzione fra canarini, ripetutosi più volte nel corso dei tre anni in cui ho svolto le mie osservazioni, non ho mai notato particolari comportamenti sessuali fra Leo e Perla che potessero far pensare a una qualsiasi forma di fellatio. Mai una volta che il becco di Perla si sia avvicinato – nemmeno solo per sbaglio – alla cloaca di Leo, l’abbia solo sfiorata, lambita, carezzata, così da eccitare il pennuto. Mai mi è capitato di sorprendere Perla che s’intrufolava arditamente con la testolina gialla in mezzo alle gambe di Leo, alla ricerca del sesso del suo compagno di gabbia. Mai ho visto il becco di Perla guadagnare, con atteggiamento provocante, la zona del piumaggio vellutato che nasconde la cloaca di Leo. Insomma la verità è che nei miei canarini domestici gialli non ho mai assistito a scene che potrebbero farmi ipotizzare l’uso della tecnica della fellatio.

Sto scrivendo un libro sull’attività sessuale dei canarini domestici gialli e posso escludere, sulla base delle osservazioni riportate nei miei taccuini, l’esistenza di una pratica della fellatio fra i canarini domestici gialli. È questo un dato incontrovertibile. Spero che le conclusioni cui sono giunto, dopo anni di studio, una volta pubblicato il libro, siano tenute in debito conto dalla comunità scientifica degli ornitologi.

   

giugno 2019

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