pagina del sito di Paolo Albani

Oplepo
CHIMERE

Esercizi finzionari
 
Biblioteca Oplepiana, plaquette n. 26
(2006)



 Il principio della chimera, animale mitologico frutto di un mostruoso assemblaggio al pari dell'ircocervo e di altre creature immaginarie, «sembra potersi trasporre, in più modi diversi, nelle strutture letterarie», sosteneva François Le Lionnais nella sezione de La littérature potentielle (1973) dedicata alle manipolazioni lessicografiche, sintattiche o prosodiche.
 Sensibili allo spunto dell'ingegnere e scacchista oulipiano, e cioè che la chimera, emblema dell'ibrido e dell'ambiguità disarmonica, bene si presti alla suggestione di esperimenti letterari (specie di letteratura combinatoria), gli Oplepiani hanno raccolto la sfida e messo mano alle loro chimeriche trasposizioni, imboccando sentieri difformi, inseguendo personali variazioni sul tema.
 Che poi il chimerico, in senso figurato, s'intrecci e rimandi a termini come «illusorio, fantastico», è feconda parentela semantica che ci invita a riflettere una volta di più sul fatto che «tutta la letteratura è essenzialmente fantastica [chimerica]», per dirla con Borges, «perché il lettore sa che quello che gli viene raccontato è finzione».
 In questo spirito è maturata la nostra piccola silloge di esercizi «finzionari».



Paolo Albani
MI ILLUDO



 

La chimera
è quella cosa non vera
impalpabile come un'ombra di sera
un'idea illusoria
che lascia in memoria
una scoria irrisoria.

Incarrighiana di anonimo del XXI secolo 

***

Mi illudo che basti chiudere gli occhi e concentrarsi intensamente
su un oggetto per farlo sparire, come quand'ero bambino.

***

Mi illudo che un giorno i marziani infiltrati fra noi si faranno riconoscere.

***

Mi illudo ci siano ancora parole nell'universo linguistico
che comunicano senza dare troppo peso al loro significato.

***

Mi illudo che l'alternarsi del giorno e della notte
risponda a un disegno sovraumano imponderabile, e non schizofrenico.

***

Mi illudo che a una certa età si finisca per avvertire
quale sollievo derivi dal sentirsi ferocemente irresponsabili e contraddittori.

***

Mi illudo sia finito il tempo in cui ci si arrovella
a cercare per forza una soluzione in ogni gioco.

***

Mi illudo che alla fine, vista la piega che hanno preso le cose,
prevalga il buon senso.

***

Mi illudo che i poeti non si accontentino più di fare i soliti versi.

***

Mi illudo che con il passare degli anni vengano meno i falsi amici e i seccatori.

***

«Mi illudo e dunque sono»,
come direbbe quel metodico filosofo francese, oppure no?


Nota

Il testo preso a modello per scrivere queste poche "illusioni", cui ognuno può aggiungere le proprie, è naturalmente Je me souviens. Les choses communes I (1978) di Georges Perec, a sua volta ispiratosi a I remember (1970) dell'artista americano Joe Brainard.


Riferimento: Oplepo, Chimere. Esercizi finzionari, Biblioteca Oplepiana N. 26, Edizioni OPLEPO, Napoli, 2006, fuori commercio, p 19.

La plaquette contiene interventi di Anna Busetto Vicari, Brunella Eruli, Domenico D'Oria, Elena Addomine, Edoardo Sanguineti, Giorgio Weiss, Ermanno Cavazzoni, Giuseppe Varaldo, Maria Sebregondi, Paolo Albani, Raffaele Aragona, Sal Kierkia.

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