Paolo Albani
LA BIOGRAFIA 
DECRESCENTE

    Fra le curiosità degli ultimi mesi segnaliamo un opuscoletto stampato a Verona dall’editore Roggi che ha per titolo La lunghezza decrescente della biografia, autore Francesco Guarducci, ordinario di Statistica sociale alla Facoltà di Economia di Udine, nonché bibliofilo e appassionato di letteratura contemporanea.
     La tesi che Guarducci avanza nel suo breve saggio si riassume in poche righe: «La lunghezza di una biografia, stilata di proprio pugno dall’autore, decresce con l’aumento della sua fama». In altre parole Guarducci vuole dimostrare l’esistenza di un rapporto inverso tra l’andamento del successo di un autore e la lunghezza della nota biografica da lui stesso compilata. 
    Gli autori esaminati nella ricerca di Guarducci sono scrittori e poeti italiani attivi negli ultimi vent’anni, tutti diventati in età matura personaggi noti alle cronache letterarie.
    La notorietà è per Guarducci il fattore cruciale nella determinazione dell’ampiezza (misurata in numeri di caratteri) del profilo di un letterato, posto generalmente nella quarta di copertina di un suo libro, nell’appendice di un’antologia o sulle pagine di una rivista.
    Guarducci lascia intendere che questa “legge” del «rendimento biografico decrescente» può essere applicata anche ad altre figure d’intellettuali ed artisti (scienziati, pittori, musicisti, attori, ecc.), ma non si avventura in ulteriori specificazioni, concentrando la sua attenzione nell’ambito disciplinare che meglio conosce.
    Fra i numerosi esempi riportati nel libretto di Guarducci (cinquantaquattro, fra poeti, narratori e critici letterari) uno riguarda l’attività poetica di Sandro Fioritto (1909-1982) [nella foto qui sotto, ndr], «scalatore di parole in salita» come lo definì Eugenio Montale in una bella recensione sul Corriere della Sera del 25 febbraio 1977.
    Nel primo libro di poesie di Fioritto, La sabbia che brucia (opera in seguito disconosciuta dall’autore), pubblicato a proprie spese a soli diciassette anni a Genova, sua città natale, compare alla pagina 21 questa biografia, certamente redatta dallo stesso poeta: 

Sandro Fioritto è nato a Genova il 25 luglio 1909 da madre calabrese e da padre ligure, marinaio di professione. Trascorsa l’infanzia a Davagna e poi a Manesseno, si è trasferito a Genova dove sta compiendo gli studi al liceo classico “Giordano Bruno” di via Cabella 11, insieme al fratello maggiore Riccardo. La sorella Nerina studia canto. Ha scritto due commedie - «La dea illuminata» e «Una promessa d’amore» - rappresentate nella sala della chiesa della SS. Annunziata. Ha pubblicato poesie su «L’atlante infinito», «Il giornale dei poeti della Liguria», «Quasi quasi», «Il gabbiano solitario», «La maiuscola delle parole», «Dopo il temporale», «Salvo nuovi imprevisti», «Quaderni aperti», «L’orto incolto», «Collettivo A», «Il dispetto amoroso». Un suo lungo poema è stato incluso nell’antologia «Non possiamo abituarci a morire», a cura di Luca Starnacci. Segnalato al Premio «Lo scrittore in erba», da una giuria presieduta dall’avvocato Filiberto Donadio. Si è formato culturalmente leggendo Dante, Cavalcanti, Ariosto, il genovese Francesco Fulvio Frugoni e in lingua originale Mallarmé. Con il poeta Attilio Galli e l’architetto Francesco Vitale ha partecipato alla redazione del foglio politico-letterario «A prima vista» in occasione dell’inaugurazione della lapide dedicata a Stefano Canzio, patriota genovese, tra gli organizzatori della spedizione dei Mille, stretto collaboratore di Garibaldi di cui sposò la figlia Teresita. Ha conosciuto Piero Jahier e gli artisti del gruppo «Quinta Generazione», cui va il pregio di aver messo il «cuore a nudo» attraverso una pittura sobria e dinamica. Frequenta il circolo «Vie nuove» di cui è socio fondatore, insieme agli amici Matteo Grandi e Alfredo M. Bonanno. S’interessa di arte del restauro e di botanica.

    Alcuni anni dopo, nel 1930, esce Il ponte che non conduce da nessuna parte, raccolta di ventisette poesie in cui, a tratti, si delinea la cifra stilistica del Fioritto maturo, caratterizzata da un linguaggio evocativo e insieme metafisico. La plaquette contiene questa biografia del poeta:

Sandro Fioritto nasce a Genova il 25 luglio 1909. Conseguita la maturità classica a Genova, con il massimo dei voti, studia Architettura a Milano, dove si è trasferito insieme alla sorella Nerina, cantante lirica. Spirito irrequieto e sognatore, ama i classici e la poesia francese, in particolare Mallarmé, di cui ha tradotto alcune poesie apparse sulla rivista «Il Ventaglio». Ha scritto due libri di poesia: «La sabbia che brucia» (1926), vincitore del premio opera prima «Il Bianchetto» di Novi Ligure, e «Ragionamenti perduti» (1929), quest’ultimo con la prefazione di Alfredo M. Bonanno. Collabora a varie riviste fra cui «L’atlante infinito» e «Il dispetto amoroso». È redattore de «La corte dei miracoli», periodico su cui ha pubblicato un saggio su Piero Jahier. Appassionato di arte del restauro e di botanica, colleziona volti di donna e paesaggi notturni.

    A metà degli anni sessanta, per il volume Il passato dopo, vincitore della sezione poesia del Premio Viareggio, ex aequo con Le storie delle vittime di Alfonso Gatto, Fioritto scrive questa autobiografia:

Sandro Fioritto. Genova, 1909. Laureato in Architettura a Milano. Ha insegnato a lungo in un liceo. È anche fotografo. Sue poesie sono state tradotte in alcune delle principali lingue. Ha collaborato a vari periodici con interventi di natura critica e saggistica (cfr. «I metodi che non sbiancano», EMT, Roma, 1957). Ha tradotto Mallarmé e Verlaine. Fra le sue recenti pubblicazioni: «Una mano innamorata» (1959), «Il cuore di domani» (1960), «Poesie 1946-1966» (1967).

    L’ultima biografia fiorittiana, contenuta nella raccolta I portamenti della vaghezza, edita nel 1981, quando il poeta è ormai considerato dalla critica una delle figure più significative del novecento italiano, ha questa forma:

S. Fioritto (1909) vive a Genova, quando se ne ricorda.

    È questo, per Guarducci, l’anello finale che suffraga in modo evidente e risolutivo la tesi della "biografia decrescente".

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Apparso su il Caffè illustrato, 19-20, luglio-ottobre 2004, p. 12.
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