Paolo Albani

DUE GAMBE IN PIÙ

 

 

Perché siamo fatti così come siamo fatti, noi umani? Due occhi, due orecchi, la bocca, il naso, una testa, due gambe e due braccia, alcuni orifizi, eccetera eccetera. Inutile che mi prolunghi su altri particolari anatomici, sappiamo tutti com’è fatto il nostro corpo, che forma ha.

   Chi abbia determinato la forma del nostro corpo non m’interessa in questa sede, non voglio impelagarmi in disquisizioni sui massimi sistemi, se l’anatomia del nostro corpo sia da imputare a un’entità sovrannaturale, a Dio, come sostengono i creazionisti, o non sia piuttosto il risultato di un processo evolutivo come vogliono quelli che seguono la teoria sull’origine della specie di Darwin, per i quali siamo «scimmie evolute». Metto fra parentesi l’attendibilità di queste diverse interpretazioni, non perché non abbia una mia personale opinione, ma perché l’identità dell’artefice – il Padre eterno o un processo biologico –  cui attribuire la forma che ha preso il nostro corpo non è essenziale, indispensabile ai fini del discorso che voglio affrontare in queste poche righe.

     Dunque parto da un dato di fatto: il nostro corpo ha la conformazione che tutti conosciamo, un aspetto standard, una struttura precisa, proprio quella, e non un’altra, tale che permette di distinguere senza equivoci l’uomo da altre specie animali. Ciò significa che l’uomo – definibile, come recita il dizionario, un «mammifero caratterizzato dalla stazione eretta, dallo sviluppo straordinario del cervello, delle facoltà psichiche e dell’intelligenza, dall’uso esclusivo del linguaggio simbolico articolato e dalla conseguente capacità di fondare, trasmettere e modificare una cultura» – è palesemente diverso da un gorilla o da un moscerino o da un pinguino. Questo è un ragionamento incontrovertibile.

È pur vero che rispetto alla figura normale del corpo umano, stabilita in natura (pensate all’uomo di Vitruvio), esistono alcune eccezioni, che si staccano dall’ordinario anatomico. Mi riferisco alle deformazioni o ai cosiddetti «scherzi della natura», come vengono chiamate le mostruosità che spesso affliggono l’aspetto fisico dell’uomo (individui con due teste, nani orribili, donne ricoperte di peli, ecc.), su cui molto si è scritto, sia dal punto di vista medico-scientifico che letterario (Il libro dei mostri, uscito nel 1978, è un bellissimo libro di Rodolfo J. Wilcock).

In As anomalias dos membros nos Portugueses (1927, Araujo & Sobrinho, Suc.RES, Porto) di Joaquim Alberto Pires de Lima (1877-1959), medico, professore di medicina e etnografo, membro dell’Accademia delle Scienze di Lisbona, sono riportate alcune immagini di corpi deformi. Ad esempio ce n’è una di un giovane nato con due membri, che figura anche nel numero 40 del «Cabinet de curiosités», un catalogo francese di libri antichi e rari, edito da L’intersigne, una libreria creata da Alain Marchiset a Parigi nel 1985. In questo «Cabinet de curiosités» il libro di Pires de Lima è il n. 345 e sta nella sezione «Monstres et monstruosités».

Forse ricordate i «freak show», gli spettacoli circensi in cui, specie in Inghilterra e negli Stati Uniti a partire dal XIX secolo fino alla prima metà del XX secolo, si esibiscono «fenomeni da baraccone», persone o animali con aspetto insolito e anomalo. Su queste «mostruosità viventi» sono stati realizzati una serie di film a partire dal 1932.

   A parte queste mostruosità, che sono delle deviazioni rispetto alla configurazione codificata, riconosciuta universalmente del corpo umano, che presenta, come sappiamo, due occhi, due orecchi, la bocca, il naso, ecc., m’interessa immaginare cosa saremmo se il nostro corpo presentasse – non come fenomeno deviante, da baraccone, ma come morfologia tipica dell’essere umano – caratteristiche diverse da quelle che ha. Il mio è un esercizio di pura speculazione fantastica, di «anatomia potenziale» che, se vogliamo, somiglia ai tentativi di descrizione che gli scrittori di fantascienza hanno fatto delle sembianze del corpo di un alieno.

   Io però non ho intenzione di parlare dell’abitante di un altro pianeta, di un marziano o di un lunatico. Il soggetto su cui desidero esercitare e concentrare la mia fantasia è l’Uomo, con la U maiuscola, nella sua fisicità che tutti conosciamo.

   Allora muovo subito da un’ipotesi non troppo irrealistica, perché si è data davvero in certi individui, sebbene in modo irregolare, nel senso di non omogeneità degli organi «aggiunti» al corpo umano. Supponiamo che l’uomo abbia, invece di due, quattro gambe, ovvero due gambe sinistre e due gambe destre, perfettamente rifinite e in tutto simili a quelle che abbiamo ora, come muterebbe il suo comportamento?

    C’è da credere in primo luogo che l’uomo vedrebbe svilupparsi la sua velocità di camminata, e gli spostamenti a piedi da un punto a un altro di un certo territorio, avendo quattro gambe, sarebbero più rapidi, si risparmierebbero tempo e energie fisiche. Con quattro gambe l’uomo potrebbe raggiungere agevolmente le proprie destinazioni, ovvero effettuare spostamenti non troppo lunghi, senza far uso di mezzi di trasporto a motore, ne conseguirebbe che in giro, specie in città, ci sarebbero meno macchine, moto, ciclomotori, e dunque si avrebbe una diminuzione notevole dell’inquinamento atmosferico, ci sarebbe meno smog.

Un altro effetto interessante della presenza delle quattro gambe si avrebbe sulle partite di calcio. Il gioco del calcio, lo sport più seguito al mondo, grazie alle quattro gambe, diventerebbe più emozionante, le galoppate sul campo dei calciatori sarebbero più travolgenti, i dribbling più fantasiosi, più imprevedibili anche i cross non sapendo con quale gamba sarebbero effettuati, come pure i rigori o i calci di punizione, maggiore stabilità nei contrasti. Un gioco del calcio praticato con quattro gambe (lo stesso vale per altri giochi a squadre) sarebbe uno spettacolo il cui fascino diventerebbe sempre più irresistibile e porterebbe più spettatori negli stadi, più fruitori davanti ai teleschermi, con un incremento degli introiti per le società calcistiche e per le piattaforme televisive a pagamento che trasmettono gli eventi sportivi, e di conseguenza una sensibile ricaduta positiva sul PIL nazionale che avrebbe un incremento sostenuto e farebbe aumentare il benessere di una nazione.

Non mi dilungo sul fatto, per ragioni di spazio, che se l’uomo avesse quattro gambe, invece delle due attuali, potrebbe accelerare e razionalizzare i propri movimenti, come ho già detto, e questo si ripercuoterebbe in un migliore coordinamento delle azioni motorie degli operai nelle fabbriche, rendendo più efficiente la produttività aziendale, favorendo con ciò l’aumento dei profitti e dunque degli investimenti che, per via del moltiplicatore keynesiano, si tradurrebbero in maggiore occupazione e salari più alti.

 Vedete come la semplice aggiunta di due gambe al corpo umano potrebbe influire in modo profondo sull’andamento della nostra economia, migliorandone le prestazioni ambientali e produttive.

Lascio alla vostra immaginazione supporre quali sarebbero le conseguenze sulla nostra vita se avessimo quattro occhi, magari due collocati sulla nuca, ampliando a 360 gradi la nostra visuale (ciò renderebbe ad esempio più complessa la tecnica dei pedinamenti investigativi) oppure quattro o più mani come la dea indiana Kālī (pensate quanto, questa proliferazione manuale, favorirebbe i borsaioli e quali strumenti musicali a mano si potrebbero costruire), o due cuori, come i polpi, così da moltiplicare il livello d’intensità delle nostre emozioni e palpitazioni cardiopatiche.

 

Quando ho fatto leggere questo testo, in una versione ancora non definitiva, al mio amico Francesco, per avere un giudizio spassionato e qualche suggerimento (gli sottopongo spesso quello che scrivo dato che Francesco è un lettore onnivoro di racconti, specialmente brevi, e ha un buon senso del ritmo e della struttura narrativa), sapete qual è stata la prima cosa che mi ha detto?

– Cosa succederebbe se l’uomo avesse, come quel ragazzo citato nel libro di Joaquim Alberto Pires de Lima, due membri? Ti sei posto il problema?



Nella foto Josephine Myrtle Corbin (Contea di Lincoln, 12 maggio 1868 – Cleburne, 6 maggio 1928), una donna statunitense nata con una grave deformazione; era una gemella siamese dalla vita in giù, aveva infatti due bacini separati e quattro gambe. Quando aveva tredici anni entrò nel mondo dei fenomeni da baraccone con il soprannome "Four-Legged Girl from Texas", riscuotendo un successo tale da spingere altri showmen a falsificare due false gambe extra. Nonostante ciò, all'età di 19 anni, Josephine sposò Clinton Bicknell, con cui ebbe quattro figlie ed un figlio. Josephine Myrtle Corbin morì nel maggio del 1928 a Cleburne, in Texas.

 

 

 

settembre 2020

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