Paolo Albani
LA PREGHIERA DEL MISTICATEO




        Giovanni Tummolo è l’inventore del Misticateismo, religione realista dei tempi nuovi, i cui precetti sono esposti in un libro del 1934. Il Misticateismo è un ateismo mistico decisamente nemico di tutte le regole assolute e di tutte le saggezze, perché nella pratica la regola è sempre un errore, avversario di qualsiasi forma di idolatria, e fortemente ostile all’apatia. Tummolo confessa che la sua religione non è frutto di un lungo e penoso studio, bensì gli fu rivelata a dodici anni, mentre scrutava le stelle da un’ampia terrazza: allora comprese che l’anima sopravvive, ma che Dio non esiste e che la ragione dell’esistenza del Tutto è pervasa da un grandioso mistero, è un enigma.

I nuovi comandamenti della religione misticatea sono: 1. non adorare alcun Dio, aiutati in modo che tu possa far progredire l’anima tua; 2. non prendere l’abito della bestemmia poiché ti renderebbe volgare; 3. ama i tuoi genitori, e anche se sono perversi non disprezzarli mai; 4. non uccidere; se possiedi istinti sanguinari con lo studio della religione misticatea, la ginnastica e la solitudine puoi dominarli; 5. riposati in quel giorno che più ti sembra propizio, perché non hai il dovere di santificare nessuno; 6. non commettere adulterio, sebbene non vi sia cosa più ardua che vincere i propri istinti carnali; vi sono tre soli rimedi per i mali d’amore: fuggire, distrarsi, studiare; odia la tua carne e le sue schifose voglie, combatti con tutti i mezzi per mantenerti puro, perché la purezza facilita l’evoluzione dell’anima; non rendere i piaceri carnali l’unico scopo della tua esistenza, altrimenti diverrai schifoso più di un gatto e di un cane; per facilitare il tuo compito esercitati alla ginnastica, studia la matematica, l’astronomia, la metafisica, recati a letto stracarico di sonno e non guardarti nudo; non bere vino, non recarti al cinema, non guardare le gambe delle fanciulle perché proprio dal basso sorgono i desideri ignobili, e vivi sulle vette dei monti anche se da quelle altezze solitarie ti sembrerà di scorgere rosate parvenze di donne nude fra albero e albero; 7. non rubare; e 8. non desiderare la donna d’altri. Contrariamente alle altre religioni che non danno importanza al sentimento amoroso, la religione misticatea vede nella passione amorosa, quando è pura, uno dei mezzi più portentosi per il raggiungimento del bene.

La vera espiazione del misticateo, che mette al posto dell’immagine santuaria una fanciulla vera e reale, è l’amore, la migliore offerta votiva è dimostrare l’amore con opere egregie. La nuova chiesa ispirata al Misticateismo dovrà superare, per grandiosità, tutte le costruzioni moderne e antiche, il suo stile dovrà farci sentire la solennità, il mistero universale, l’ascetismo: per facilitare l’innato senso di comunicazione fra l’uomo e il mistero universale sarà necessario approntare dei luoghi con una penombra fatta con lampadine nascoste agli occhi del pubblico, lampadine che diffonderanno una luce tenue di tre colori: il rosso (passione), il blu (aristocrazia dello spirito) e il celeste (ascetismo).

Anche la musica misticatea dovrà farci sentire rapimento, sbigottimento per la presenza dell’ignoto, commozione crescente, bontà. In questi luoghi non vi saranno idoli né iscrizioni né figure che possano distrarre lo spirito, ma solo comode poltrone. I fratelli (così saranno chiamati gli adepti del Misticateismo) dovranno recarsi in questi luoghi di culto in abiti di uguale foggia che avranno dell’eroico, del mistico e del romantico; il loro capo verrà letteralmente coperto da un cappuccio di stoffa con due buchi per gli occhi in modo che i loro volti non siano di distrazione reciproca. Il silenzio e l’immobilità assoluta, che sostituiranno la moderna comune preghiera, avranno la durata di quindici minuti, dopo di che inizierà gradatamente la musica alata del Misticateismo accompagnata dalle variazioni coloristiche e simboliche del rosso, del blu e del celeste.

 

Bibliografia

Giovanni Tummolo, Misticateismo (Religione realista dei tempi nuovi), Casa Editrice C.U. Trani, Trieste, 1934; In difesa del misticateismo, Tip. G. Missio, Udine, 1939; Delirio contemporaneo. Misticatesimo e storicismo, Tip. Mosetti, Trieste, 1953; Il misticatesimo non è un’utopia, Editrice Tipografica Triestina, Trieste, 1972.



Domenica - Il Sole 24 Ore, 263, 23 settembre 2012, p. 29.
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