|
IL
PIACERE DEL TESTO
Galleria «Il Punto»
Firenze
marzo 1985
L'azione performativa consiste
nella lettura di un testo
che leggo da un ampio volume:
Il piacere del testo, il piacere della lettura, riassume
una tematica che oggi, in questa bassa congiuntura di esercizi inutili,
di buchi nell'acqua del linguaggio, di vuoti manierismi, cattura facilmente
lo sprovveduto lettore in cerca di paradisi calligrafici e lo circuisce,
lo disorienta, esaltandone l'insonnia fino al punto di farlo sospirare:
- Voglio leggere fino a farmi del male! Ah sì,
fino a morirne di gioia!
Seguendo Roland Barthes, raffinato esegeta della
sensualità narrativa, si può tentare la ricostruzione di
una tipologia dei piaceri della lettura.
Innanzi tutto c’è il feticista che, secondo
Barthes, «si accorderebbe col testo ritagliato, con lo spezzettamento
delle citazioni, delle formule, delle cadenze, col piacere della parola.
L'ossessivo avrebbe la voluttà della lettera, dei linguaggi secondi,
sfasati, dei metalinguaggi (questa classe riunirebbe tutti i logofili,
linguisti, semiologi, filologi: tutti coloro per i quali il linguaggio
ritorna). Il paranoico consumerebbe o produrebbe dei testi tortuosi, delle
storie sviluppate come ragionamenti, delle costruzioni posate come giuochi,
delle restrizioni segrete. Quanto all'isterico (così contrario all'ossessivo),
sarebbe colui che prende il testo per oro colato, che entra nella commedia
senza contenuto, senza verità, del linguaggio, che non è
più il soggetto di nessuno sguardo critico e si getta attraverso
il testo (cosa ben diversa dal proiettarvisi)».
In questo provvisorio catalogo dei piaceri del
testo, ce n'è infine uno che potrebbe ben figurare nell'ambito delle
perversioni, dei tic incurabili.
Un piacere che investe la personalità di
coloro - e non sono pochi - che si avvicinano ad un testo con un atteggiamento
cannibalesco, quasi ne volessero divorare i tessuti interni e trovare in
esso una fonte di alimentazione alla propria insaziabile fame di letterarietà.
[A questo punto parte una musica, un cancan, a un
volume prima basso, poi sempre più alto].
Questi personaggi scambiano la scrittura per una ricetta
di cucina e la masticano talmente in fretta da non digerirla bene e s'ingrassano
di vocaboli difficili, roboanti, si riempiono la bocca di futilità
insipide, stracotte, di volgari imitazioni o rifacimenti. Sono pronti ad
abbuffarsi avidamente sulle ultime novità ancora calde d'inchiostro,
appena appena uscite dal forno delle stampe, e mangiarsi con gli occhi
ogni tipo di genere letterario, di carteggio inedito, di pagina postuma
o di diario.
[Estraggo dal libro degli spaghetti e comincio
a mangiarli continuando a leggere il testo]
Nelle loro mani, un testo assume l'aspetto di un
pic nic espressionista, e si compiacciono di una simile gastronomia spoetizzante,
di preparare per amici e conoscenti un Majakowskij alla coque, un Rimbaud
con le vongole, un Musil tartufato, un Beckett al vino bianco...
[Continuo a mangiare spaghetti, mentre il cancan si
diffonde sempre più forte...]
HOME
PAGE TèCHNE
RACCONTI POESIA
VISIVA
ENCICLOPEDIE
BIZZARRE ESERCIZI
RICREATIVI NEWS
|