|
Paolo Albani
LA MALEDIZIONE DEL GRAFOMANE Quando
si parla di grafomania, cioè della bulimica pulsione a scrivere tanto
(troppo), a me viene in mente l’architetto francese Henry Legrand
(1814-1876). Dopo la morte di Juana, una nobile castigliana conosciuta
in gioventù di cui è follemente innamorato, Legrand conosce una
misteriosa Adèle de M. che plagia aggiustandone gradualmente la
personalità sull’immagine di Juana. A poco a poco, Legrand coinvolge una
ristretta schiera di accolite al culto dell’amata scomparsa, un vero e
proprio circolo segreto, il Cercle amoureux. Legrand tramuta il
suo amore in un’ossessione scrittoria: copia tutte le lettere spedite a
Juana in una serie di diari (1835-1865) che riempiono, reggetevi forte,
45 volumi con più di 15.000 pagine, in una lingua da lui inventata
denominata “sanscrito”. La “chiave” dei diari di Legrand rimane un
mistero per almeno una quarantina di anni, fino a quando il poeta Pierre
Louÿs (1870-1925) non riesce a decrittare l’enigmatico codice.
![]() Una pagina del diario di Henry Legand Di grafomani è piena la storia della letteratura mondiale. Agatha Christie ad esempio ha scritto 70 romanzi, 150 racconti e 15 adattamenti teatrali; Isaac Asimov 500 opere su temi scientifici e fantascientifici, ma anche libri autobiografici, polizieschi, umoristici e per ragazzi; Kathleen Lindsay più di 900 libri con undici diversi pseudonimi; George Simenon circa 220 romanzi (compresi i Maigret), un’autobiografia in più tomi, altri 300 pubblicati con pseudonimi. E via di questo passo. Ma è una donna – la spagnola Maria del Socorro Tellado López, nota come Corin Tellado (1927-2009) – la creatura umana che più ha scritto al mondo: circa 4.000 libri, fra romanzi rosa e fotoromanzi, in media un libro alla settimana per una sessantina d’anni, roba da far venire la pelle d’oca agli scrittori in sofferenza davanti alla pagina bianca. La quantità è qualità? Lasciamo perdere… Di questo, e molto altro, c’informa e c’intrattiene Antonio Castronuovo nel suo godibilissimo e maneggevole Dizionario del grafomane, che arriva dopo il successo di un’altra sua fatica (che per lui fatica non è): il Dizionario del bibliomane, entrambi editi da Sellerio. Sono due dizionari che affrontano temi che il prolifico scrittore patafisico maneggia con cognizione di causa, essendo lui, non solo bibliofilo, ma anche grafomane, per sua stessa ammissione: L’autore – scrive di sé Castronuovo – è già da tempo un grafomane, e queste pagine gli strappano la maschera: in ogni frammento c’è qualcosa di lui. Il Dizionario del grafomane è organizzato in voci con titoletti sfiziosi e divertenti (quali Cacator; Giornata di ragion pratica; Imbecilli in cartella; Lebbroso di successo; Penne isbigotite) che riportano in calce benemeriti e precisi riferimenti bibliografici; altre voci invece sono brevi riflessioni svolazzanti dell’autore come queste: «Essere scrittori non costa nulla, non implica un difficile apprendistato o una fatica soverchia. Gratuita e agevole è la grafomania»; «Se si vuole continuare senza il tormento di fare cosa superflua è bene reputare che “tutto va detto sempre in modo nuovo: soprattutto per me stesso che scrivo”». Un tema ricorrente nel dizionario è l’annosa (e anche un po’ datata) questione del perché si scrive: puro egoismo, l’entusiasmo estetico, l’impulso storico e il fine politico (George Orwell); a parte scrivere, non so fare assolutamente nulla (Amélie Nothomb); non ne conosco le ragioni, lo faccio e basta (Giorgio Manganelli); non lo so e spero di non saperlo mai (Francis Picabia); per debolezza (Paul Valéry). Ma anche il tema della posizione e del luogo in cui si scrive affiora nelle pagine del dizionario: da sdraiato, clinofilo irriducibile (Marcel Proust); nudo, senza vestiti per non uscire di casa (Victor Hugo); ovunque, anche nella toilette di un treno (Umberto Eco); tranquillo, disteso in vasca da bagno (William Somerset Maugham). Esiste un antidoto alla grafomania? Come no, ce n’è uno facile facile: non scrivere nulla, solo «pagine invisibilissime», il lavoro più gradito e appassionante, a sentire il poeta Ernesto Ragazzoni, l’autore dell’Elegia del verme solitario. Antonio Castronuovo Dizionario del grafomane Sellerio, pagg. 260, € 17,00
«Domenica - Il Sole 24 Ore», N. 73, 15 marzo 2026, p. IX. Per la versione in pdf di questo racconto cliccate qui. ![]() Per andare o ritornare al menu delle mie collaborazioni alla «Domenica de Il Sole 24 Ore» cliccate qui. HOME PAGE TèCHNE RACCONTI POESIA VISIVA |