Paolo Albani
LA MIA VITA
IN ORDINE ALFABETICO





Questa volta Sheila Heti (1976), scrittrice, saggista e drammaturga canadese, l’ha combinata grossa. Per dieci anni Heti – nominata dal «New York Times» una delle maggiori esponenti delle «Nuove avanguardie letterarie», i suoi romanzi sono tradotti in ventiquattro lingue (fra cui l’italiano, ricordo La persona ideale, come dovrebbe essere?, Sellerio 2013, un romanzo-manifesto generazionale composto di trascrizioni di registrazioni reali, mail e dialoghi filosofici – ha tenuto un diario, una scrittura che più privata non si può, dove gli eventi si susseguono in un andamento temporale continuo. E fin qui nulla di strano. Chi non ha mai scritto un diario alzi la mano. Il fatto è che Heti ha poi deciso di compiere un gesto scandaloso: smontare il suo diario, nel senso di ordinare le frasi in esso contenute secondo una regola (fate bene attenzione a questa parola: «regola», perché è il cuore di tutta la faccenda) arbitraria, cioè ha snocciolato le frasi del suo diario secondo un nuovo criterio, ovvero l’ordine alfabetico.
    In questo modo ha sconvolto letteralmente (l’avverbio qui è appropriato) il flusso temporale che tiene legate le pagine del suo diario, quest’ultimo è diventato un’altra cosa, un altro oggetto letterario, un altro libro, un tessuto d’immaginazione diverso dal punto di partenza originale. La riscrittura (apparente) con la regola dell’ordine alfabetico ha fatto sì che il diario si sia trasformato in tanti diari (da qui il titolo al plurale) autonomi, con un respiro ipnotico e magico del tutto insolito.



    Questa “drastica” e audace operazione effettuata da Heti, ricca di implicazioni filosofico-esistenziali potenzialmente (anche questa parola non è usata a caso) infinite, ha fatto parlare qualcuno dell’esistenza di un nesso molto stretto fra Heiti e la letteratura praticata da Georges Perec e Raymond Queneau nell’ambito dell’OuLiPo, laboratorio di letteratura potenziale nato a Parigi nel 1966 che considera la costrizione (contrainte) formale un fantastico motore al servizio della creazione. L’ordine alfabetico di Heti diventa una regola arbitraria ma rigorosa, come lo è il lipogramma di Perec – che scrive nel 1969 un romanzo, La disparition (La scomparsa), senza mai usare la lettera «e» – o le strutture matematiche e combinatorie di Queneau.
    Sia Queneau che Perec sono affascinati dall’idea che un testo possa nascere non inventando nuove frasi, ma riorganizzando quelle esistenti. Si pensi ai Cent mille milliards de poèmes (Centomila miliardi di poesie) (1961) di Queneau, costruiti per combinazione, partendo da 10 sonetti tradizionali, con la stessa struttura metrica (14 versi) e lo stesso schema di rime, o ai cataloghi, alle liste e ai montaggi così cari a Perec.
    Nell’OuLiPo la forma non è un contenitore neutro: produce significato. Così pure in Heti il semplice fatto che una frase inizi con «A» invece che con «S» o «V» determina la sua vicinanza con altre frasi, creando relazioni impreviste. Il senso emerge dall’accostamento, non dalla narrazione lineare. Un diario normalmente racconta la vita che scorre in modo rettilineo, giorno dopo giorno. Heti elimina il tempo e lascia soltanto il linguaggio. È un’operazione perecchiana: l’«io» diventa un archivio di frasi, una materia da ordinare secondo una regola.
    Per questo alcuni critici, a proposito dei Diari alfabetici di Heti, li hanno considerati un’opera «oulipiana»: perché la scrittrice canadese condivide con Perec e Queneau un pensiero basilare, cioè che una regola arbitraria possa rivelare possibilità narrative e poetiche che la scrittura spontanea da sola non sarebbe in grado di produrre.
    Pensare/Classificare (1985) è il libro di Perec che forse aiuta di più a comprendere l’operazione orchestrata da Heti. Per Perec, classificare è un’attività inevitabile e insieme impossibile. Nessuna classificazione è mai definitiva o «naturale». Ogni ordine è una convenzione. L’ordine produce il significato.
    È questa l’idea-cardine di Pensare/Classificare: il significato di un insieme dipende dal criterio con cui lo organizzi. Con il suo diario, Heti non cambia le frasi: stravolge il sistema di organizzazione. E sovvertendo l’ordine, cambia completamente l’opera. Heti sostituisce il tempo con l’alfabeto: A → B → C → D → ... → Z. Non modifica il lessico, non riscrive gli episodi, non inventa nuove frasi. Cambia soltanto la tassonomia.
    Sia Diari alfabetici che Pensare/Classificare sono fertili riflessioni sul fatto che ogni modo di ordinare il mondo è già un modo di immaginarlo.


Sheila Heti
Diari alfabetici

traduzione di Federica Aceto
ilSaggiatore, pagg. 186, € 18


«Domenica - Il Sole 24 Ore», N. 237,
  30 agosto 2026, p. IV.


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Questa mia recensione è stata recensita
lunedì 31 agosto 2026 a Pagina 3,
programma radiofonico
di approndimento delle pagine culturali
e dello spettacolo, in onda su Rai Radio 3,
condotto per l'occasione
da Piero Sorrentino, per ascoltare
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