Paolo Albani
LO STRANO CASO
DI ANDREA GIRDINA:
UN FALSO STORICO




Tra il 1900 e il 1925 negli Stati Uniti il romanziere più popolare – pensate, un suo romanzo storico intitolato Richard Carvell (1899) vendette oltre un milione di copie – si chiamava Winston Churchill (1871-1947), sì avete letto bene, lo scrittore americano aveva lo stesso nome e cognome del futuro Primo Ministro britannico che in quel periodo era un giovane e sconosciuto ufficiale di cavalleria che muoveva i primi passi nel giornalismo. La storia ebbe poi un epilogo imprevedibile. Il Winston Churchill americano smise di scrivere nel 1919, si dedicò alla pittura e alla falegnameria, mentre l’altro, il Winston Churchill britannico, com’è noto, guidò il Regno Unito nella seconda Guerra Mondiale e vinse il Nobel per la Letteratura nel 1953.


Winston Churchill (1872-1947)
Scrittore statunitense


    I casi di omonimia nel mondo letterario sono numerosi, perfino James Joyce, l’autore dell’Ulisse, dovette condividere nome e cognome con un tipografo dublinese che scriveva testi non proprio eccelsi. Quest’ultimo, il James Joyce tipografo, per anni si vide inondata la casella postale dai solleciti di creditori furiosi e dalle lettere di rifiuto di editori inviate all’altro Joyce, quello che è uno degli scrittori più importanti del secolo scorso.
    Di un omonimo impostore è stato vittima anche lo scrittore Graham Greene, a lungo perseguitato da un tizio che viaggiava per il mondo spacciandosi per lui, lasciando dietro di sé una scia di debiti, cuori infranti e incidenti diplomatici. Una volta il finto Graham Greene venne arrestato nello stato d’Assam (siamo dalle parti dell’India) per aver tentato di vendere armi a dei fuorilegge locali; dopo l’arresto, contattò l’editore di Greene (il vero Greene) per chiedergli i soldi della cauzione. Insomma una storia degna di un racconto di Graham Greene, maestro di thriller e di intrighi spionistici.
    Ma perché vi racconto questi casi di omonimia? Perché da poco è uscito nella collana Compagnia Extra di Quodlibet un libro scritto da Andrea Giardina che s’intitola in modo sorprendente: Io non sono Andrea Giardina, sottotitolato: Vita emotiva e intellettuale di un omonimo di provincia.
    Già dal titolo e dal sottotitolo s’intuisce di cosa tratti il libro. È una storia divertente e allo stesso inquietante di omonimia. L’autore, un insegnante di storia in una scuola serale di Como, città in cui vive, ha scritto dei libri di varia natura, uno in particolare, Le parole del cane (2009), ha ottenuto qualche attenzione dalla critica, e collabora con riviste e giornali. La sua disgrazia, se così possiamo chiamarla, o dannazione, è di essere omonimo di un signore famoso, un docente illustre, uno dei più autorevoli storici contemporanei, accademico e massimo esperto di storia romana e del mondo tardoantico, professore emerito presso la prestigiosa Scuola Normale di Pisa. Insomma il classico luminare nel proprio campo, nato a Palermo nel 1949, con alle spalle brillanti studi sulle strutture politiche, sociali, amministrative e economiche del mondo antico, oltre che sull’uso politico della storia in epoca moderna e contemporanea.
    Capite bene che esiste un abisso fra i due Giardina, tant’è che, per rimarcare l’enorme differenza che li separa, l’autore del libro in questione, lo storico comasco, scrive il nome dell’illustre collega in caratteri maiuscoli, ANDREA GIARDINA, e al contrario indica se stesso in caratteri minuscoli: andrea giardina.
    L’omonimia giardinesca mette in moto situazioni al limite del surreale, fraintendimenti, errori di identità che hanno del grottesco, scivolando in modo leggero nel comico. Come quando andrea giardina è chiamato dalla redazione di Fahrenheit, Radio Tre, per avere la sua (?) opinione sullo studio della storia nelle scuole in seguito all’appello firmato da Liliana Segre, da Andrea Camilleri e dallo stesso ANDREA GIARDINA, o come quel giorno che andrea giardina viene convocato dal preside di un Istituto professionale di Como che, scambiandolo per l’altro, si scusa, il meschino, per non aver adottato il suo (di ANDREA GIARDINA) libro di testo, o ancora come quando il commesso di una libreria milanese si chiede sospettoso: «Dove mai li avrà presi tutti questi libri di storia!», con tanto di dediche, libri che il Giardina minore, ricevuti per errore, gli rifila.
    La vita da provinciale del Giardina minore, nel perfido gioco degli equivoci, è disseminata di mortificanti «No, io non sono Andrea Giardina», che lo rattristano, poveretto, lo deprimono perché offrono di sé un’avvilente raffigurazione: «Io sono diventato uno che non è lui».



Andrea Giardina
Io non sono Andrea Giardina

Quodlibet Compagnia Extra, pagg. 216, € 16


«Domenica - Il Sole 24 Ore», N. 286,
  18 ottobre 2026, p. X.


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