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Paolo Albani
FOSCO MARAINI, ELEMENTI PRATICI DI NUBIGNOSIA Si
dice che gli scienziati abbiano la testa fra le nuvole, per
sottolineare come, al di là dei loro specifici interessi di studio,
nella vita quotidiana siano sbadati, disadatti. Questo – di avere la
testa fra le nuvole – è ancora più vero e realistico se lo scienziato è
uno studioso delle nuvole.
Fra le numerose ricerche condotte da Fosco Maraini, antropologo, orientalista, alpinista, fotografo, scrittore e poeta (come non ricordare le sue fantasiose Fànfole, poesiole composte di parole inventate) c’è Il nuvolario. Principî di Nubignosia (Semar 1995; La nave di Teseo 2020) che traccia il resoconto degli Atti del Sesto Congresso di Nimbologia tenutosi a Trebisonda Marina nel 1956. Cos’è mai la «Nimbologia»? È la scienza delle nuvole, molto importante perché, fin dai tempi più remoti, dalla forma e dalla colorazione delle nuvole, delle nebbie e delle foschie della atmosfera dipende il risultato dei raccolti, inoltre può dare suggerimenti al pensiero dei filosofi, alle arti del cuoco, del cappellaio, del pastore, alle attività dei re e dei politici, ai principî degli economisti, degli psicologi, dei sociologi e di altre varietà di scienziati. ![]() A voler essere pignoli la «Nubignosia», invece, è propriamente l’atto del conoscere e riconoscere le nuvole, descrive il metodo di classificazione delle forme delle nuvole che va oltre la semplice osservazione meteorologica per diventare comprensione poetica e filosofica. Secondo il trattato dello scienziato G. von Ap und zu Wolkenpuff, L’essenza delle nuvole dal punto di vista scientifico (Tubinga 1928), ancora oggi considerato il più attendibile, per la vastità dell’informazione e per la chiarezza dei principî, i vapori si dividono in tre gruppi fondamentali: Iperonti: vapori situati sopra l’osservatore (le nuvole propriamente dette). Perionti: vapori che avvolgono l’osservatore, come nebbie, caligini o foschie. Iponti: vapori che si stendono sotto i piedi dell’osservatore, tipici dei mari di nuvole visti dalle vette montane. Ciò che colpisce del trattato sulle nuvole di Maraini è la vastità di libri citati sull’argomento, davvero impressionante, di cui qui possiamo riportare solo alcuni esempi significativi. Uno dei tre libri imprescindibili che si sono occupati del settore nimbologico denominato «Danze e vino» è Il cielo e la gioia (Uppsala 1913) di K. Skoalsen, esponente della scuola nimbologica scandinava. Skoalsen sostiene che lo studio di queste nubi deve essere intrapreso nell’ebbrezza dell’azione, magari su un cavallo al galoppo oppure superando uno strapiombo roccioso correndo e saltando. Fra i saggi scientifici usciti sulla rivista «Proceedings of the Royal Nimbological Society» (vol. XXII, London 1995), Maraini segnala quello di A. Mellows: On some Celestial Sweetness Unnoticed (Di una dolcezza celeste rimasta inosservata), che si occupa di una categoria di nuvole denominate «Corredo di bimba», tipiche delle mattinate o dei pomeriggi nel tardo autunno o nell’inverno. Queste nuvole, osserva l’autore, «ispirano pensieri teneri e domestici; che fanno desiderare di essere buoni, giusti con tutti, lavoratori, solvitori di debiti, dimenticatori di crediti, gentili con le vecchie e con le suocere». Ci sono studi nimbologici che hanno un taglio apertamente religioso. È il caso di Jean Bellecroix, autore svizzero della cosiddetta «scuola cattolica» di Nimbologia. Ne La nimbologia e le Sacre Scritture, Bellecroix scrive: «Quando passeggio con il mio bambino per la campagna, amo parlargli di Dio, della Vergine, dei santi o degli angioli. […] La più viva impressione fu però quella che [il bambino] ricevette da uno stupendo effetto di sole fra le nubi illuminate di sotto in su, durante una nostra giterella intorno a Lugano, Papà – gridava il mio bambino – guarda: quella è certo la casa di Dio! Non vedi gli angioli che volano e preparano il lettino di Gesù, come la mamma per me? E – papà – non è quella la coltre che la Madonna vuol distendere sui letti dei bambini poveri?». Opera nimbologica poco conosciuta è quella di Trilòdoco Meunzio, intitolata Nubisferio, edita nel 1995, ma risalente al secolo iii d.C., giunta a noi grazie a alcuni brani di un palinsesto scoperto nel deserto del Sinai dal professor G. von Ap und zu Wolkenpuff. Nel Nubisferio sono enunciate teorie sorprendenti, come quella che sostiene essere la vòlta celeste di metallo, o che le stelle rappresentano dei fori attraverso i quali penetra fino a noi la «Gran Luce degli Spazi»; o quella che afferma che la luna è di vetro e che la Via Lattea costituisce la cicatrice del taglio cesareo attraverso cui la Terra è nata dal cosmo. E ancora vi si sostiene che le stelle cadenti sono lacrime; che i fulmini hanno un effetto afrodisiaco; che bevendo l’acqua piovana si hanno figli maschi; che le nuvole sono dei vegetali e nutrono, per i pascoli celesti, il Sole. Concludiamo con uno dei saggi più interessanti apparso sulla rivista «Il nuvolista indipendente» (numero 5, Milano 1955). Si tratta dell’Illimitate efflorescenze dell’io nella prospettica nimbologica di P. Vadalà-Bomboloni, dove l’autore descrive una recentissima tendenza, detta «gnocchista», che, partendo da concetti completamente nuovi e originali, parla di alcune specie di nuvole per similitudini, quali: «Cocomero lattifero», «Cuscino sinusoide», «Manghi e bretelle», «Gaglioffi di ritorno», «Panna filosofica», «Cotone dei mistici lacrimali», «Connivenza indefettibile dei gerani», «Feticci longevi», «Recriminazione sceverata fra le placente», e via dicendo.
«Domenica - Il Sole 24 Ore», N. 230, 23 agosto 2026, p. IV. Per la versione in pdf di questo racconto cliccate qui. ![]() Per andare o ritornare al menu delle mie collaborazioni alla «Domenica de Il Sole 24 Ore» cliccate qui. HOME PAGE TèCHNE RACCONTI POESIA VISIVA |