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Paolo Albani
TUTTE LE PANTERE CHE VOGLIAMO VEDERE C’è
stato un periodo in cui in Italia, ma non solo, ogni tanto saltava
fuori qualcuno che affermava – ne era più che sicuro – di aver visto,
seminascosta fra la vegetazione, magari mentre si dileguava furtiva
dentro il fumo grigio di una coltre di nebbia, una pantera nera. Quello
degli avvistamenti di pantere, predatore quanto mai misterioso e
affascinante, è un tema originale, inesplorato fino a oggi, se non mi
sbaglio, che ha del sorprendente, con un ampio ventaglio di suggestioni
letterarie, filosofiche e politiche.
Gli avvistamenti di pantere sono al centro di Panterica di Giacomo Micheletti, scrittore e studioso di filologia moderna, appena uscito per i tipi di Italo Svevo, nella sempre stimolante collana intitolata Biblioteca di letteratura inutile. ![]() La ricerca di Micheletti offre una minuziosa e documentata ricostruzione degli avvistamenti in questione, da uno dei primi risalente al dicembre 1986 a Stagno Lombardo, un piccolo comune nella bassa pianura cremonese, che si affaccia sul Po, all’ultimo registrato nell’agosto 2023, al momento in cui l’autore si congeda dai suoi appunti, avvistamento consumato nelle campagne attorno a Perugia: una donna nota un grosso felino nero aggirarsi nei pressi della sua abitazione, e avverte subito il 112. Fa in tempo a scattare qualche foto con il telefono, la perlustrazione della zona però non dà alcun esito; la polizia invita la donna a richiamare in caso di nuovo avvistamento. Non di rado le foto degli avvistamenti della pantera-macchia sono sfocate, non nitide (quando non proprio contraffatte), il che le rende ancor più enigmatiche, intriganti, come quelle – lo ricorda lo stesso Micheletti – di una tradizione di fotografie scattate durante le sedute spiritiche in voga tra la metà ’800 e i primi decenni del ’900, “foto col fantasma”, decisamente truccate, dei falsi eclatanti di cui fu un entusiasta sostenitore lo scrittore Arthur Conan Doyle, il baronetto inventore di Sherlock Holmes. Panterica si apre con uno degli avvistamenti più straordinari per la quantità di segnalazioni pervenute sul passaggio di una pantera (o presunta tale). Siamo a Tor San Giovanni, periferia nord-est di Roma, mercoledì 27 dicembre 1989, attorno alle quattro del mattino: mentre è alla guida nei pressi del Grande Raccordo Anulare, il diciottenne Tiziano Virivè crede di riconoscere il profilo di un grosso animale nero – una pantera, sussurra incredulo alla sorella, seduta al posto del passeggero – nell’atto di attraversare la strada prima di dileguarsi nella boscaglia circostante. Seguono sei mesi di ricerche, tra gli ultimi giorni del 1989 e l’estate del 1990. Cosa che fa di questo avvistamento un caso esemplare, un modello narrativo per tutti gli altri avvistamenti panterici, afferma Micheletti. Anche quelli che si susseguono all’estero, in Francia, in Germania e nelle isole britanniche «dove leggenda vuole che ancora oggi si aggiri una vera e propria popolazione di puma, linci e pantere allo stato brado (addirittura discendente, secondo i criptozoologi più arditi, dalla fauna autoctona del Pleistocene)». Se andiamo indietro nel tempo, si scopre che la pantera è simbolo di astuzia e forza, non è un caso che la troviamo rappresentata nel gonfalone della repubblica di Lucca, oppure offrire il suo nome a una contrada di Siena. Ne Il libro degli esseri immaginari (1996) di Jorge Luis Borges c’è un capitolo dedicato alla pantera, il suo proverbiale alito profumato simboleggia l’imperioso richiamo emesso dalla donna. Il paragone della donna-pantera stuzzica la fantasia dei poeti (Chiaro Davanzati nel Trecento scrive Sì come la pantera per alore). Tutti la vedono, ma nessuno la trova: è alla sfuggente pantera che Dante paragona l’idioma volgare che va cercando nel De vulgari eloquentia. E poi ci sono i risvolti politici: ad esempio il Black Panther Party, nato in Alabama negli anni ’60, oppure il Movimento della Pantera, proliferato in Italia negli anni ’90 durante le rivolte studentesche. Questa sorprendente storia di avvistamenti mostra come il fascino legato al mito della pantera (Micheletti confessa di averla anche sognata) sia tutto qui: nella sua inafferrabilità, nel suo essere una “chimera”, in un certo senso nel racchiudere in sé l’emblema dei limiti della nostra conoscenza. «L’unico modo per sperare di poter incontrare la pantera, mi sento dire a voce alta, o un segno del suo passaggio, – conclude Micheletti – non è cercarla, no; è essere cercati da lei». Uno splendido ribaltamento dei ruoli, davvero. Giacomo Micheletti Panterica Italo Svevo, pagg. 148, € 16
«Domenica - Il Sole 24 Ore», N. 126, 10 maggio 2026, p. XIX. Per la versione in pdf di questo racconto cliccate qui. ![]() Per andare o ritornare al menu delle mie collaborazioni alla «Domenica de Il Sole 24 Ore» cliccate qui. HOME PAGE TèCHNE RACCONTI POESIA VISIVA |