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AD USO DI COLORO CHE VOGLIONO IMPARARE A SCRIVERE IL MENO POSSIBILE Durata, stanchezza e abbandono non sono altro che sinonimi. Albani sorride del comportamento di chi si lusinga, in maniera comoda, di forzare le fauci della parola a favore di facili consensi. Ma qui il Manualetto, solo apparentemente leggero, offre lo spunto per una riflessione a spirale. Il gioco sul filo sottile dell’indifferenza per i riconoscimenti, provoca una sorta di meccanica mentale che fiorisce di affetto profondo per l’illogicità. Il consiglio di abbandonare la scrittura a favore di altro, viene proposto in forma sperimentale di applicazione-liberazione, senza dubbio si tratta di desiderio, attitudine e speranza che il futile sia utile e l’inutile assolutamente necessario. Afro Somenzari
Robert L. Stevenson 1. È buona regola non indugiare troppo
in scomode posture alla scrivania, davanti alle cosiddette «sudate
carte»: è roba antiquata, patetica, da romantici passatisti;
meglio abbandonarsi più spesso, come faceva Walser, alla gioia di
lunghe passeggiate nei boschi con soste in accoglienti punti di ristoro,
o dedicarsi ad altri piacevoli svaghi, anche, perché no?, di tipo
bassamente corporale. Ne guadagneranno moltissimo il vostro umore e la
vostra schiena. 2. Non siate oltremodo esigenti con la vostra scrittura, ciò vi permetterà di risparmiare alla grande tempo e fatica. In altri termini guardatevi dal seguire pedissequamente l’esempio di cattivi maestri come Baudelaire che, quando un editore si ostinò a sopprimere una virgola in uno dei suoi testi, gli scrisse infuriato: «Sappiate che ho riflettuto una settimana per decidere se quella virgola era necessaria!» Più ragionevole sarà caldeggiare l’atteggiamento dell’amabile Chlébnikov che alla richiesta di chiarimenti da parte del tipografo che temeva di male interpretare una parola contenuta in un manoscritto del poeta russo, rispondeva: «Fate come meglio credete». 3. Quando sentite crescere, irresistibile, dentro di voi il desiderio di scrivere, per spegnere i bollori dell’ispirazione, concetto di un’atroce vaghezza, riconsiderate per un attimo l’insegnamento di Ernesto Ragazzoni il quale sosteneva che le idee vanno lasciate allo stato di puro spirito: «Fermarsi a tradurne in atto, sia pure su semplice carta, una, vuol dire farsene tiranneggiare; vuol dire escludere tutte le altre possibili; soffocare, forse per educare una rapa, i mille e mille germi odorosi di un giardino incantato». 4. Il numero di copie vendute, di premi e di recensioni che un libro può vantare non ha mai fatto la felicità di uno scrittore; pensate al riguardo a quanti scrittori famosi, passati alla storia e che hanno avuto il privilegio (o la sventura) di esibire le loro foto in bella mostra sulle enciclopedie, di solito ritratti in espressioni illanguidite o sorvegliate, si sono tolti la vita. 5. Dal punto di vista statistico è provato che mediamente soltanto un libro su dieci pubblicati da uno scrittore è ben riuscito e può ritenersi passabile (tale frequenza è nota fra gli addetti ai lavori come «legge Musil-Canetti»); il che dovrebbe bastare a ricondurre a più miti consigli i grafomani, i presenzialisti infaticabili della carta stampata e più in generale tutti coloro che non riescono a trovare il coraggio di ritirarsi in tempo come ha fatto il padre del giovane Holden, di restare nell’ombra, in disparte o meglio ancora di sparire com’è accaduto ad Ambrose Bierce, Arthur Cravan, Hart Crane e a tante altre benemerite figure di letterati e artisti. 6. Tenete a portata di mano nei luoghi più in vista della vostra abitazione, sul tavolo di lavoro o sul comodino a fianco del letto oppure se preferite dentro il portafoglio, promemoria su cui appunterete aneddoti come quello che segue e leggeteli almeno una volta al giorno, meglio se a voce alta. Un giovane, visibilmente emozionato, si presenta davanti a Flaiano e per attirarne l’attenzione esclama: «Sono un poeta!» Al che Flaiano gli dice: «Peggio per lei». 7. Non scordatevi mai che la categoria sociologica degli scrittori di professione, più di altri raggruppamenti analoghi, è composta in prevalenza di individui scorbutici, litigiosi, narcisisti, divorati dall’invidia, vendicativi, pieni di rancore, salottieri, disposti a tutto pur di riuscire a stampare un libro o a carpire un apprezzamento dalla critica. 8. Se proprio siete sopraffatti dalla voglia di scrivere e non potete farne a meno, almeno fatelo senza dare troppo nell’occhio, magari lasciando i vostri testi chiusi dentro un cassetto o dentro una cassaforte a muro se per caso ne avete una. 9. A conclusione di una frase, di un paragrafo o al limite quando siete sul punto di voltare pagina, abbiate l’accortezza di domandarvi se non state menando il can per l’aia. Se vi assale il pur minimo dubbio che in realtà non avete niente da dire, abbandonate subito l’impresa, senza ripensamenti. Ciò per altro vi consentirà di godere della bellezza impareggiabile della pagina bianca che più di uno scrittore, astutamente, ha celebrato tanto per avere un motivo su cui scrivere. 10. Adesso che siete arrivati qui, gettate via il presente manualetto, ulteriore testimonianza della vuotezza e della sterilità di ogni proposta in tema di scrittura, e accingetevi piuttosto a mettere in atto le indicazioni prescritte al punto 1.
Manualetto pratico
Edizione numerata da 1 a 11
Più nove Prove dell’Editore
Si ringrazia l’autore che ne ha consentito la pubblicazione AFRO SOMENZARI, P. Pensieri sulla poesia e sui poeti
© 2010 FUOCOfuochino
Stampato per conto della casa editrice FUOCOfuochino
Questo manualetto è stato pubblicato sul Domenicale del Sole 24 Ore del 14 marzo 2010, n. 72, p. 38, con un commento di Stefano Salis. HOME PAGE TèCHNE RACCONTI POESIA VISIVA |