Paolo Albani
UMORISMO INVOLONTARIO



Compagnia Extra a cura di Jean Talon e Ermanno Cavazzoni
Quodlibet, Macerata, 2016
pp. 288, € 16,50

C’è umorismo involontario quando uno crede di fare una cosa seria e invece per ignoranza o per caso fa qualcosa di comico. È un umorismo che s’insinua ovunque, nei romanzi di certi scrittori, nelle poesie, nei film di serie B, nei quadri dei pittori della domenica, nelle storpiature linguistiche dei bambini, in ogni forma di kitsch e di trash, nelle farneticazioni dei mattoidi, nelle papere televisive, negli errori di stampa, nei discorsi dei politici (dal presidente americano George W. Bush è nato il termine «bushismo»), negli strafalcioni detti in ambulatori, tribunali, scuole, ecc.; persino nel modo di morire ci può essere senza volere umorismo: nel 2002 una donna della Virginia (USA) scelse una carota per fare autoerotismo e fu tanto il successo che morì per un embolo.

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Un esempio di voce:

allucinazione

L’allucinazione è un fenomeno che indica lo stato psichico di un individuo che percepisce come reale ciò che è immaginario. A proposito di allucinazioni, definite da Oliver Sacks percezioni che hanno origine in assenza di qualsiasi realtà esterna, il neurologo inglese racconta questa storia esilarante: un paziente di Sacks, un certo Seymour L., a causa di un farmaco somministratogli per il parkinsonismo, entra in uno stato di eccitamento patologico e comincia a sentire delle voci. Un giorno Seymour apostrofa Sacks dicendogli che è rimasto scioccato nel sentirlo dire: «Prenda soprabito e cappello, salga sul tetto dell'ospedale, e salti giù»; Sacks replica di non essersi mai sognato di dirgli una cosa del genere, dev’essere stata un'allucinazione. «Ma lei mi ha visto?», domanda Sacks. «No» risponde Seymour «l'ho soltanto sentita». «Se sente ancora quella voce» gli dice Sacks «si guardi intorno e controlli se io ci sono. Se non mi vede, saprà che è un'allucinazione». Seymour ci riflette un attimo, poi scuote la testa. «Non funzionerà» dice. Il giorno dopo Seymour sente di nuovo la voce di Sacks che gli dice di prendere soprabito e cappello, di salire sul tetto dell'ospedale e di saltar giù, ma adesso la voce aggiunge: «E non c'è bisogno che si guardi in giro, perché io sono realmente qui» (Sacks [Allucinazioni, traduzione di Isabella C. Blum, Adelphi, Milano] 2013, p. 184).

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