Paolo Albani
ALCUNE DEFINIZIONI E SPUNTI
CHE MI RIGUARDANO

(da non prendere troppo sul serio)


    A sentire Adriano Spatola le mie poesie visive sono opera di un falsario. L'appellativo è bello e mi piace.

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    Giampaolo Dossena mi ha definito, coniando un neologismo, un "sillografo", da sillo, che nell'antica poesia greca era un componimento satirico e parodistico.


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    Per Stefano Bartezzaghi sarei - meglio usare il dubitativo - "uno dei più tenaci frequentatori italiani dell'area dove la letteratura incontra il nonsenso e il gioco". Per altro in una lettera privata Bartezzaghi mi faceva notare la mia origine sanremese cui tengo molto: Paoli, Al Bano.


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    Piergiorgio Odifreddi ha detto - credo per sfottermi - che sono "il campione italiano della letteratura potenziale".


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    Antonio Castronuovo, in un suo testo intitolato Tredici epigrammi letteroidi (FUOCOfuochino, Viadana, 2013), ha avuto la bontà di dedicarmi questo epigramma:

                Tra mattoidi, scienze anomale e libri inesistenti
                ci ha indotto a pensare lo scrittore Paolo Albani
                ch'esiste una letteratura che vive di altrimenti
                e tutto il resto, forse, è calligrafia da scalzacani.



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    L'8 maggio 2012 a Pagina 3, programma radiofonico di approfondimento delle pagine culturali e dello spettacolo di Rai Radio 3, Edoardo Camurri, quasi certamente confondendomi con un altro, mi ha apostrofato così: ascoltate qui.


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     In una Bustina di Minerva ("L'Espresso", 16, 25 aprile 2013, p. 162), Umberto Eco mi definisce un "raccoglitore di teratologie varie".

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    Stefano Salis sulla Domenica de Il Sole 24 Ore (8 dicembre 2013, p. 28) mi annovera - la cosa mi piace molto - fra i lunatici:



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    Una bellissima poesia di Matteo Pelliti che parla della nostra amicizia, scritta ai primi di marzo 2018, in seguito a una nostra conversazione amicale in trattoria a Pistoia:

                                Non serve un metagramma
                                che ci porti da carte a carne,
                                basta un cambio di consonante
                                a colmare lo scarto
                                tra pagine e abbracci
                                di questo ritrovarci nostro periodico
                                intorno ai libri scritti e a quelli potenziali,
                                ai progettati inciampi lessicali
                                di noi umoristi più che involontari,
                                cacciatori di mattoidi o lingue immaginarie,
                                catalogatori dell'inutile
                                danzanti intorno al nulla con perizia
                                in questo gioco complicato dal nome semplice:
                                amicizia.




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    Un noto Dizionario dei Sinonimi e dei Contrari contiene una voce che mi definisce in modo del tutto consono.



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